19 06 15 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

01 – “Sessanta milioni di figli” e migranti, Fazio mette nel mirino Salvini, l’intervista in piazza di Fabio Fazio e le staffilate al vicepremier Matteo Salvini: Tra sessanta milioni di figli ha scelto proprio me…
02 – La Ue stringe l’assedio: una settimana per evitare la procedura. Conti pubblici. Il presidente dell’Eurogruppo Centeno: rispettare le regole di bilancio.
03 – Friuli, la terra trema ancora: scossa di magnitudo 3.5 all’alba Alle 6.12 di sabato il Friuli ha tremato nuovamente nella zona della Carnia
04 – Questo governo e i numeri alla mano.
05 – Inaugurazioni nuove Sedi Consolari in Argentina e Australia
06 – Dopo un anno il governo non ha una posizione chiara nella trattativa UE
07 – Conte sta tentando di ricucire la maggioranza giallo verde, se ci riesce il conto lo pagherà comunque il M5Stelle.
08 -Elezioni ballottaggi 9 giugno.
09 – Che bella settimana….
10 – PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEBITO ECCESSIVO. Procedura di infrazione per debito eccessivo: cos’è, come funziona e cosa rischia l’Italia in caso di richiamo
11 – Pil da bluff ad alibi: il governo dell’«anno bellissimo» ora chiede clemenza alla Ue.
12 – Brasile, Espirito Santo: verso una nuova sede consolare.
13 – CI RISIAMO. Nessuno come lui. L’assalto finale di Trump a Cuba. American Psycho. Stop a crociere e viaggi culturali, isola off limits per i cittadini Usa. Embargo duro e ricatto sul Venezuela, l’economia è allo stremo.

01 – “SESSANTA MILIONI DI FIGLI” E MIGRANTI, FAZIO METTE NEL MIRINO SALVINI, L’INTERVISTA IN PIAZZA DI FABIO FAZIO E LE STAFFILATE AL VICEPREMIER MATTEO SALVINI: TRA SESSANTA MILIONI DI FIGLI HA SCELTO PROPRIO ME… , intervistato dal vice direttore de la Repubblica, ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa mettendo nel mirino anche Matteo Salvini. Proprio il leader della Lega ha fatto del conduttore di Che tempo che fa l’oggetto di una sua campagna contro la mala-televisione fatta di professionisti strapagati per esprimere la proprio idea politica. Questo è a grandi linee e generalizzato in discorso del vicepremier su Fazio. Fabio Fazio attacca Salvini: Tra 60 milioni di figli ha pensato proprio a me come avversario politico, che fortuna che ho… Dure le parole di Fazio che nel corso dell’intervista di Dario Cresto Dina ha parlato del suo rapporto con Salvini. Il conduttore di Che tempo che fa ha ironizzato sui famosi sessanta milioni di figli che avevano scatenato le polemiche della rete e l’ironia del sindaco di Milano Beppe Sala. “Su 60 milioni di figli ha pensato proprio a me, guarda che fortuna che ho… Ho avuto 108 nomination da Salvini, pensate per quante volte sono stato nei suoi pensieri, vanto questo primato. Ma non cederò alla polemica, è un ministro e penso che le istituzioni vadano rispettate. Se non lo fa lui, lo faccio io”, ha dichiarato Fazio come riportato da la Repubblica. Fabio Fazio Migranti, Fabio Fazio: La Mare Jonio deve salvare le vite in mare Fabio Fazio, che ha ricevuto in dono anche una maglia della Ong Mediterranea, ha parlato anche del caso migranti prendendo le difese delle navi delle Organizzazioni non governative che si occupano del soccorso delle persone in mare. “Se pensiamo che la Mare Jonio non debba salvare vite in mare allora c’è qualcosa di tragicamente e profondamente perduto che noi dobbiamo recuperare. Il più grande intellettuale di oggi è il Papa, ma è inaudito che sia l’unico”

02 – LA UE STRINGE L’ASSEDIO: UNA SETTIMANA PER EVITARE LA PROCEDURA. CONTI PUBBLICI. IL PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO Centeno: RISPETTARE LE REGOLE DI BILANCIO di Andrea Colombo
Missione fallita. Il ministro Tria dovrà riferire ai colleghi che in Lussemburgo non c’è stata neppure una minima schiarita. Al contrario, l’assedio si è fatto più stringente. La nuova tempistica è da ultimatum secco: pugno di ferro senza guanto di velluto. Una settimana per convincere Bruxelles a fermare la macchina da guerra della procedura per debito. Poi sarà tardi anche se bisognerà aspettare la riunione Ecofin del 9 luglio. La giustificazione per l’improvviso irrigidimento è risibile: la commissione ha bisogno di tempo per studiare eventuali nuovi dati.

Il problema è che quei nuovi dati non possono esserci e Tria lo ha detto al commissario Moscovici nell’incontro di ieri: «Poiché siamo a metà anno non ci saranno documenti nuovi da far uscire». Il ministro però conferma che di manovra correttiva non c’è bisogno e la stessa cosa ripete, da Roma, il premier. La lettera che sta scrivendo ai commissari per chiarire ancora una volta le ragioni del governo italiano non è ancora pronta. Questione di limature, assicura palazzo Chigi, sarà spedita presto. Non andrà però oltre le cifre già illustrate da Tria. Alla commissione che chiede «fatti», Conte risponde che «i fatti sono scritti nei nostri bilanci, nei conti e nelle nostre entrate». Più in là di così né il premier né il ministro possono spingersi. Per quanto cerchino effettivamente di smarcarsi dai partiti della maggioranza, non possono comunque decidere da soli. E i partiti di manovra correttiva non vogliono sentir parlare.

Invece proprio quella manovra, per l’Italia inutile, per Bruxelles necessaria, limitata dal punto di vista delle cifre, determinante sul piano politico, è una delle due condizioni che l’Italia deve accettare di qui a una settimana se vuole evitare la procedura. L’altra è chiarire subito non solo che la Flat Tax non verrà fatta in deficit, ma corredare il benintenzionato impegno con una spiegazione sul come si farà a raggiungere l’obiettivo e sul come Roma intenda muoversi per evitare l’aumento dell’Iva. Lo dicono, nella sostanza suonando il medesimo spartito, Moscovici e Dombrovskis. E lo conferma l’Eurogruppo, per bocca della colomba portoghese Centeno, il presidente: «L’Eurogruppo sostiene la richiesta di prendere le misure necessarie per rispettare le regole di bilancio». Nessuno spiraglio. L’Italia non potrebbe essere più isolata.

Il prossimo appuntamento chiave è quello di Conte con il presidente della Commissione Juncker al vertice europeo convocato per giovedì e venerdì prossimi. Nessun dubbio su cosa dirà Juncker. L’unico interrogativo è se l’Italia si presenterà offrendo qualcosa in più. Non sono queste le intenzioni di Salvini, tornato ai toni bellici: «Se fosse un ragionamento economico la Ue ci dovrebbe solo ringraziare e aiutare. Se invece ci fossero altre spinte, come punire l’unico governo fuori linea, allora faremmo altre considerazioni». Ma a contrariare Bruxelles, ancor più delle parole del leghista, saranno quelle di Paolo Savona, nel suo primo discorso da presidente Consob: «Un indebitamento del 200% rispetto al Pil non contrasta con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica». Impossibile immaginare posizione più distante da quelle della commissione.
La fibrillazione fa saltare i nervi a Di Maio: «Se Salvini vuole il rimpasto lo chieda». Ma stanare Salvini non è facile. Rinvia la palla ai 5S, vedessero loro se ritengono opportuna qualche sostituzione. Ma qualcosa chiede: poteri decisionali su tutti i dossier incandescenti. Dall’Ilva al ponte Morandi a Alitalia. Passando per la Tav.

03 – FRIULI, LA TERRA TREMA ANCORA: SCOSSA DI MAGNITUDO 3.5 ALL’ALBA ALLE 6.12 DI SABATO IL FRIULI HA TREMATO NUOVAMENTE NELLA ZONA DELLA CARNIA. ANCORA PAURA TRA LA GENTE MA NESSUN DANNO. Ancora paura in Friuli dove è in atto una sciame sismico che preoccupa gli esperti. Alle 6.12 di sabato una scossa di terremoto di magnitudo 3.5 è stata individuata a Tolmezzo, in provincia di Udine. L’ipocentro è stato individuato a una profondità di 1 chilometro. Diverse le segnalazioni a Protezione Civile e vigili del fuoco. Ma i controlli non hanno portato a situazioni di criticità. Tanta la paura tra le persone che si sono riversate per strada ma fortunatamente non sembrano esserci danni alle abitazioni o feriti. Tolmezzo, stesso epicentro di venerdì Il terremoto che ha “svegliato” il Friuli segue la scossa di ieri pomeriggio, poco dopo le 18, con magnitudo 4.0. La zona è sempre quella di Tolmezzo. Gli esperti monitorano la situazione, dato che la faglia è molto attiva al momento. Si temono nuove repliche che potrebbero avere un’intensità maggiore. Friuli, la paura dell’Orcolat Le ultime scosse di terremoto hanno risvegliato in Friuli il ricordo del tremendo terremoto del 1976. Nella stessa zona di Tolmezzo, tra i comuni di Gemona e Artegna, la terra tremò violentemente il 6 maggio e poi in settembre. La più forte, di magnitudo 6.5. In tutto si registrarono 990 morti. Il sisma del Friuli è stato uno dei più distruttivi nel ‘900 in Italia. Tra i cittadini locali, venne soprannominato “orcolat“, ossia orco: secondo la tradizione popolare, vivrebbe rinchiuso nelle montagne della Carnia e a ogni suo agitarsi bruscamente provocherebbe un terremoto.

04 – QUESTO GOVERNO E I NUMERI ALLA MANO.
3 – LE RIUNIONI DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI A MAGGIO. Nel mese di maggio si sono svolte 3 riunioni del consiglio dei ministri: dall’inizio del governo Conte non si era mai visto un numero tanto basso. Il rallentamento dell’attività̀ governativa è dovuto al fatto che le ultime settimane del mese sono state monopolizzate dalla campagna elettorale per le elezioni europee.
0 – DECRETI LEGGI DELIBERATI A MAGGIO. Lo stallo istituzionale di maggio dovuto alle elezioni ha di fatto paralizzato la produzione legislativa del governo. Questo ha persino portato alla decisione di posticipare la presentazione di due provvedimenti governativi, che invece sembravano dover arrivare in consiglio dei ministri prima del voto europeo. Parliamo del “decreto sicurezza-bis”, voluto dalla Lega, e il “decreto famiglia”, sostenuto dai 5 stelle.
19 – SEDUTE DI AULA TRA CAMERA E SENATO. Una paralisi istituzionale che ha coinvolto anche il parlamento. In totale la chiusura dell’aula causa elezioni europee è durata 10 giorni, dal 17 al 27 maggio. Le 19 sedute del mese sono il numero mensile più basso registrato, dopo giugno 2018 (insediamento del governo) e agosto 2018 (chiusura estiva).
44 – PROVVEDIMENTI PRESENTATI DAL GOVERNO CONTE NEL PRIMO ANNO DI MANDATO. Escludendo i trattati internazionali il governo Conte ha presentato al parlamento solo 44 provvedimenti. Considerando il primo anno di mandato, è il dato più basso dal governo Berlusconi ad oggi. Oltre il 45% di questi testi sono decreti legge.
-3 – MEMBRI DEL GOVERNO CONTE IN QUOTA LEGA RISPETTO ALL’INSEDIAMENTO. Se le elezioni europee hanno congelato l’attività politica a maggio, hanno anche ribaltato il rapporto di forza all’interno del governo. Il dato del voto, come anche i cambiamenti avvenuti all’interno del governo in questi mesi, hanno fatto girare l’ipotesi di un possibile rimpasto nell’esecutivo. Rimpasto che comunque non potrà cambiare i numeri in parlamento, in cui i 5stelle continuano ad avere quasi il doppio dei parlamentari rispetto alla Lega.

05 – INAUGURAZIONI NUOVE SEDI CONSOLARI IN ARGENTINA E AUSTRALIA. Domenica 9 giugno, in Argentina, per la precisione a Merlo, località in provincia di Buenos Aires, il Sottosegretario Ricardo Merlo ha inaugurato il nuovo vice consolato. Alla cerimonia di inaugurazione, tenutasi presso la sede consolare all’indirizzo Vicente Lopez 37 (a un isolato dall’Avenida Libertador), erano presenti, tra gli altri, Riccardo Smimmo, Console Generale d’Italia a Buenos Aires, il Console Gianluca Guerriero, Adriana Dalla Chiusa, Corrispondente consolare di Merlo, il senatore Claudio Zin, Fernando Madeira De Toledo, Direttore Industriale di Pirelli Neumaticos. Presenti, tra illustri ospiti e rappresentanti delle istituzioni, anche Dario Signorini, presidente del Comites di Buenos Aires e presidente . C’erano anche il Presidente de la Sociedad Italiana, Vicente D’Ingianti, e il sindaco di Merlo, Gustavo Menendez. “Continua senza pause il lavoro a favore degli italiani nel mondo”, commenta l’On. Mario Borghese, vicepresidente MAIE, che poi prosegue: “Tra le priorità che come MAIE abbiamo da sempre indicato c’è sicuramente il rafforzamento della nostra rete consolare. Ebbene, con il nostro presidente Sottosegretario alla Farnesina in un anno sono state inaugurate diverse nuove sedi diplomatico-consolari, in più Paesi nel mondo. E ancora ne mancano: Manchester, per esempio, sarà uno di quei Consolati chiusi dal governo Pd che l’attuale esecutivo, dietro la spinta del MAIE, ha intenzione di riaprire. Andiamo avanti, dunque, nell’impegno di migliorare la qualità di vita dei nostri connazionali all’estero, ovunque si trovino”, assicura il deputato eletto all’estero.
E infatti, non solo Sud America. Nelle stesse ore, dall’altra parte del mondo, in Australia, venivano inaugurati i nuovi uffici consolari d’Italia a Brisbane. “Oltre 50mila cittadini italiani – sottolinea sempre l’On. Borghese – potranno trarre beneficio da questi nuovi spazi, ottenendo migliori servizi consolari. Complimenti Sottosegretario Merlo per la costanza, l’impegno e gli obiettivi sistematicamente raggiunti”. Intanto, dopo avere inaugurato il viceconsolato in provincia di Buenos Aires, Ricardo Merlo, instancabile, sta preparando le valigie per essere la prossima settimana in Brasile. Giovedì 13 giugno, infatti, sarà a Vittoria, per valutare alcune possibili nuove sedi per, ancora una volta, nuovi uffici consolari.

06 – DOPO UN ANNO IL GOVERNO NON HA UNA POSIZIONE CHIARA NELLA TRATTATIVA UE
Dopo un solo anno di governo giallo-verde, l’Italia rischia per la seconda volta una procedura di infrazione. Tuttavia, rispetto allo scorso autunno questa volta ci sono significative differenze. Anzitutto, le stime sulla crescita economica, inizialmente ottimistiche, sono state sistematicamente smentite e riviste al ribasso. Inoltre, nel frattempo si sono svolte le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo.
– 58% la maggioranza detenuta da popolari, socialisti e liberali al parlamento europeo dopo le elezioni del 2019.

07 – CONTE STA TENTANDO DI RICUCIRE LA MAGGIORANZA GIALLO VERDE, SE CI RIESCE IL CONTO LO PAGHERÀ COMUNQUE IL M5STELLE. L’ANALISI DEL VOTO NON E’ ANDATA ABBASTANZA A FONDO. AD ESEMPIO: IL M5STELLE HA PERSO META’ DEI VOTI IN 12 MESI, MA QUALI SONO LE RAGIONI DI FONDO DELLA SUA CRISI ? Le ragioni non stanno in singoli aspetti, tanto che il M5s ha capito che perdeva consensi e ha tentato di recuperare, ma al fondo non ha convinto gli elettori.
La crisi ha origine nella scelta di allearsi con la Lega. E’ vero che il M5s doveva cercare di non vanificare il risultato elettorale, ma l’alleanza con la Lega ha contraddetto il mantra del Movimento di non essere ne’di destra ne’ di sinistra. Per allearsi con altri occorre definire un progetto e chiarire bene la scelta politica. L’autodefinizione del M5S di essere né di destra né di sinistra del M5s non ha un reale fondamento, ma lo ha portato a consegnarsi alla Lega, cioe’ alla destra estrema.Da questo ha origine la subalternita’ del M5S alla Lega, fin troppo frequente su scelte di fondo. Fino al salvataggio di Salvini dal processo sulla nave Di Ciotti, che e’ entrato in contrasto con le posizioni del M5S che ci si difende nei processi, non dai processi. Il prezzo politico e di immagine per il M5S e’ stato pesante, aggravato dal dietro front di Salvini, che prima era favorevole a farsi processare, poi ha capovolto la posizione – istruito dal Ministro Bongiorno – per evitare ad ogni costo il processo e Di Maio e il M5s hanno subito. Ilva di Taranto e la Tap sono altri espisodi. Per giustificare l’alleanza con la Lega il M5S ha inventato il “contratto” per evitare di parlare di alleanza. In caso di alleanza il M5 Stelle avrebbe dovuto motivare le ragioni per farla con un partito di estrema destra, collegato con la parte piu’ conservatrice dei cattolici, fino a contribuire all’attacco contro papa Francesco.

C’era un’altra possibilità ? Si poteva e doveva parlare apertamente del programma e dell’alleanza necessaria per attuarlo. E’ vero che la strategia dei popcorn imposta da Renzi al Pd ha reso difficili altre strade, ma il M5Stelle è rimasto prigioniero della sua ideologia e in particolare del falso che non esisterebbero scelte di destra o di sinistra. Da quando e’ iniziata l’esperienza di questo governo e’ stato evidente che la Lega è dominante, quindi il M5S è stato invischiato in scelte ispirate dalla destra.
Eppure il contratto aveva molte controindicazioni: dai 49 milioni pubblici della Lega spariti, a Rixi in attesa di sentenza, ai condoni, alla flat tax, al contrasto alle norme anticorruzione, la cui entrata in vigore è appesa alla riforma del codice. Dopo un anno di governo appare chiaro che non si governa cercando di sommare decisioni politiche diverse, se non opposte, come conferma l’incidente sulla risposta italiana alla Commissione UE. Non è casuale che nel testo iniziale i risparmi sul reddito di cittadinanza venivano incamerati dalla Lega per finanziare la flat tax, voluta da Salvini, confermando un tentativo di furto con destrezza delle risorse, trasferite dalla colonna del M5s a quella della Lega.
Dire ne’ di destra ne’ di sinistra non cancella le differenze e la qualita’ delle scelte da compiere e la Lega preme con forza a destra.
Il futuro politico dovra’ tenere conto di questa esperienza/verita’, tornando a discutere di alleanze sulla base di un programma. Anche M5S e sinistra non sono alleati naturali ma possono tentare di raggiungere un programma per fare uscire il paese dallo stallo attuale, trovando le risorse necessarie senza smantellare ulteriormente lo stato sociale, prendendo le risorse dai patrimoni, dai redditi alti e dall’evasione. Altrimenti saremo alla mercè dei mercati finanziari. Meglio una soluzione autonoma dell’Italia ma per adottarla occorrono idee chiare e coraggio nelle scelte.
Non e’ indispensabile passare per nuove elezioni, tanto piu’ che dopo nuove elezioni sia il M5s che la sinistra potrebbero essere entrambi all’opposizione. Le coraggiose misure necessarie hanno bisogno di un progetto politico ed economico, orientato socialmente. Al centro l’interesse del paese e della grande maggioranza dei cittadini.
IL M5S E’ A UN BIVIO, SE RESTERÀ PARALIZZATO DALLA PAURA RISCHIA DI AUTOAFFONDARSI.
Anche le sinistre debbono cambiare. Il risultato delle europee dice che con nuove elezioni non e’ detto ci sara’ un vantaggio elettorale. Per recuperare i voti perduti occorre dimostrare che la lezione e’ stata capita. Le correzioni politiche indispensabili e una nuova maggioranza M5S/sinistre aiuterebbero a far capire che la novita’ è possibile.
Il continuismo e’ dannoso, l’innovazione politica puo’ dare al paese un segnale forte e mobilitare le sue energie. Capisco che così destra e sinistra tornerebbero in evidenza, ma è inevitabile perchè occorre fare una scelta tra le soluzioni .
Alfiero Grandi

08 – BALLOTTAGGI. FERRARA al centrodestra, LIVORNO torna al centrosinistra. Il Pd conferma PRATO, CAMPOBASSO al M5S. I ballottaggi nei 15 comuni capoluogo: 7 al centrodestra, 6 al centrosinistra e uno ai pentastellati. A AVELLINO vince il civico Festa. Numericamente, i ballottaggi si chiudono con una sostanzialità tra centrodestra e centrosinistra.
Ballottaggi, i risultati La coalizione trascinata dalla Lega vince a VERCELLI, BIELLA, FERRARA, FORLÌ, ASCOLI PICENO, FOGGIA e POTENZA. Il Pd e i suoi alleati vincono a VERBANIA, CREMONA, ROVIGO, REGGIO EMILIA, PRATO e LIVORNO. Il Movimento 5 Stelle vince a CAMPOBASSO. Avellino va a un civico di centrosinistra. Ferrara, svolta storica Tra i ballottaggi più attesi c’è sicuramente Ferrara. Dopo 69 anni la sinistra passa la mano: il leghista Alan Fabbri è il nuovo primo cittadino con oltre il 56%; battuto Aldo Modonesi. https://it.wikipedia.org/wiki/Ferrara#/media/File:Palazzo_Municipale_-_Ferrara_3.jpg
LIVORNO torna al centrosinistra Altra sfida molto significativa nei ballottaggi è quella di Livorno, in mano al M5S. Luca Salvetti (Pd) vince con oltre il 63%: il centrosinistra torna alla guida della storica città “rossa”. https://www.youtube.com/watch?v=r1aUISIikTU
CAMPOBASSO al M5S A Campobasso l’unica presenza dei pentastellati nei ballottaggi. Roberto Gravina batte Maria Domenica D’Alessandro con oltre i due terzi dei voti espressi, regalando l’unica gioia ai Cinque Stelle. Centrodestra, le altre vittorie Il centrodestra conquista Vercelli, con l’avvocato di Forza Italia Andrea Corsaro, il quale ha ottenuto quasi il 55%. Altro risultato importante a Biella, dove la sinistra perde un altro comune: Claudio Corradino sfiora il 51%. Forlì conferma il sindaco uscente: il leghista Gian Luca Zattini ha oltre il 52%. A Ascoli vince nettamente Marco Fioravanti, sostenuto da Lega e FdI. A Foggia viene riconfermato sindaco il forzista Franco Landella.
A Potenza Mario Guarente è il nuovo sindaco con quasi il 51% dei voti. Centrosinistra, le altre vittorie Il centrosinistra vince a Verbania, dove Silvia Marchionni vince sul filo di fila contro Giandomenico Albertella. Sfida tirata anche a Rovigo, dove il docente universitario Edoardo Gaffeo batte il centrodestra, la cui giunta precedente era stata commissariata. A Cremona viene riconfermato Gianluca Galimberti. Stesso esito a Reggio Emilia con Luca Vecchi (63,3%) e a Prato con Matteo Biffoni (56,1%). Infine, a Avellino, il civico di centrosinistra Gianluca Festa batte Lua Cipriano del Pd con tre punti di scarto.

09 – CHE BELLA SETTIMANA…. LA GUERRA DEI CONTI . BRUXELLES PROPONE LA PROCEDURA DI INFRAZIONE CONTRO L’ITALIA.
Come da copione. La Commissione europea, il braccio esecutivo della Ue, ha proposto di avviare una procedura di infrazione contro l’Italia per debito eccessivo. Ora il dossier sarà vagliato nella riunione dell’11 giugno del Comitato economico e finanziario, l’organo che riunisce i direttori generali dei ministeri delle Finanze, per poi passare il 9 luglio nelle mani del cosiddetto Ecofin: il consiglio Ue che riunisce i ministri dell’Economia dei vari stati membri, l’unico organismo che può dare il via libera formale alla procedura con un voto a maggioranza qualificata (due terzi del totale). Bruxelles contesta il governo italiano per tre ragioni: il mancato rispetto del risanamento dei conti pubblici previsto dalle regole europee, l’aggravarsi del debito pubblico e «un progresso limitato» nell’adozione delle raccomandazioni-paese dell’anno scorso. Per bloccare la procedura, la Commissione chiede una riduzione dello 0,1% della spesa pubblica nel 2020, con aggiustamento strutturale dello 0,6% del Pil.
E ora? All’esecutivo Lega-Cinque stelle non resta che la via delle trattative, come quelle che hanno permesso di evitare le sanzioni già a dicembre 2018. Il nostro paese ha poco più di un mese per mettersi in regola ed evitare una multa pari allo 0,2% del Pil, circa 3,6 miliardi di euro. Il problema sarà conciliare le linee guida della Ue con l’offensiva del vicepremier Matteo Salvini, deciso a «cambiare le regole» dopo il voto alle Europee. L’aggiustamento richiesto dai commissari si scontra con gli annunci di tagli alle tasse del leader leghista, a partire dal cavallo di battaglia della flat tax.

STORIE DA BRUXELLES (e non solo) NOMINE, TRATTATIVE IN ALTO MARE. IPOTESI LETTA AL CONSIGLIO.
Restano in salita le trattative per l’assegnazione delle cinque cariche in scadenza nel 2019: presidente della Commissione europea, presidente del Consiglio europeo, presidente del Parlamento Ue, presidente della Bce e Alto rappresentante della politica estera. I negoziati si fanno ostici soprattutto per la carica più incisiva, quella di presidente della Commissione, con un braccio di ferro tra Germania e Francia sul nome da appuntare nel dopo-Juncker. Angela Merkel si schiera a favore del candidato del Ppe Manfred Weber, ritenuto troppo debole dai suoi avversari. Emmanuel Macron spinge per il francese Michel Barnier, a sua volta in arrivo dai Popolari, ma non disdegnerebbe un’ascesa dell’ex commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. E l’Italia? Il nostro governo è uscito (ancora) più isolato dal voto delle Europee del 2019, con il rischio di azzerare la sua presenza ai vertici dopo gli anni di Mario Draghi alla Bce, Antonio Tajani al Parlamento e Federica Mogherini come Alto rappresentate della politica estera. In ambienti europei si è profilata l’ipotesi di candidare l’ex premier italiano Enrico Letta alla carica di presidente del Consiglio, ma il suo nome si è già scontrato sul veto del governo Lega-Cinque stelle.

TRUMP CORTEGGIA IL REGNO UNITO. Le maniere possono essere riviste, ma il messaggio è chiarissimo. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha approfittato della sua visita a Londra per proporre una intesa bilaterale ancora più stretta fra i due paesi. Nel corso della visita diplomatica, l’ultima con Theresa May nella veste di premier e segnata da qualche gaffe, Trump ha promesso un accordo «favoloso» fra i due mercati, capace di aumentare l’interscambio oltre la quota attuale di 190 miliardi di sterline. Non c’è nulla di inedita nella special relationship che lega i due paesi, rimasta intonsa da oltre 70 anni e rinsaldata da un flusso di investimenti pari a 1000 miliardi. Il corteggiamento di Trump, però, arriva a ridosso del divorzio di Londra dalla Ue e sembra intenzionato a strappare Londra definitivamente l’Isola dalla sfera di influenza del Vecchio Continente. Un segnale che non può essere trascurato da Bruxelles, già finita nel mirino della guerra commerciale dichiarata dalla Casa Bianca al resto degli ex partner commerciali.

DRAGHI, IL RUOLO «POLITICO» DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA. Mario Draghi uscirà di scena in autunno. Nell’attesa, però, la sua eredità alla Bce è già tracciata: le politica monetaria deve affrontare la flessione delle aspettative sull’inflazione, anche al costo di assumere un ruolo più politico che tecnico. È la linea ribadita dall’ultima riunione dell’istituto di Francoforte, con un pacchetto di decisioni che si estenderanno anche al primo semestre del suo successore a Francoforte. I tassi resteranno fermi fino alla metà del 2020 e la Tlrtro (Targeted Longer-Term Refinancing Operations, operazioni di rifinanziamento a più lungo termine) si presteranno a un uso mirato, ad esempio offrendo condizioni generose a chi supera un certo livello nella concessione dei prestiti netti. Nella conferenza stampa, il numero uno della Bce ha appena sfiorato la cronaca politica, salvo riserare una stoccata all’ipotesi governativa dei mini-Bot: «O sono moneta, illegale, o sono debito».

DANIMARCA, VITTORIA A METÀ DEI SOCIALDEMOCRATICI. I Socialdemocratici tornano alla vittoria nelle elezioni danesi. La coalizione di centrosinistra capeggiata dai Socialdemokraterne ha conquistato 91 dei 179 seggi disponibili nella Camera di Copenaghen, contro gli 80 del blocco di centrodestra guidato dal premier uscente Lars Løkke. Un margine che basta alla formazione di un esecutivo per i prossimi quattro anni. La vittoria è stata salutata come un «ritorno della sinistra» contro i nazionalisti, crollati nel frattempo sotto la soglia della rilevanza: il Partito del popolo danese è scivolato dal 21,1% all’8,8% dei consensi, più che dimezzando i propri seggi da 37 a 16. Ma la diagnosi non è così facile. È vero che socialdemocratici hanno recuperato consensi a destra grazie a una linea più rigida sull’immigrazione e alle promesse di aumento della spesa in welfare, aggiudicandosi un totale di 48 seggi. Ma il cambio di rotta ha fatto storcere il naso all’elettorato più sinistra, confluito su forze in crescita come il Partito Social-Liberale Danese (16 seggi) e del Partito popolare socialista (14 seggi) . La carica di primo ministro potrebbe andare alla 41enne Mette Frederiksen, consentendole di diventare la premier più giovane nella storia del paese.

L’ABC DELL’EUROPA.
a)BCE, PERCHÉ WEIDMANN NON È LA SCELTA GIUSTA. Jens Weidmann, attuale numero uno della Bundesbank, viene indicato come uno dei candidati papabili per la Bce del dopo-Draghi. Ma c’è chi lo considera l’uomo sbagliato nella carica sbagliata: troppo ortodosso e incapace di pensare «fuori dagli schemi» per guidare un istituto che ricopre, ormai, anche un ruolo politico nella tenuta del progetto europeo. È l’opinione di Politico.ue, che si sbilancia in un endorsement a favore di altre figure in corsa, come il finlandese Olli Rehn.

b) L’INDUSTRIA TEDESCA BOCCIA IL GOVERNO MERKEL. L’idillio fra gli industriali tedeschi e Angela Merkel sembra arrivato al capolinea. Dieter Kempf, presidente della Bundesverbandes der Deutschen Industrie (la Confindustria locale), ha accusato l’ex cancelliera di aver «dissipato» la fiducia riposta nel suo esecutivo. Gli imprenditori temono che l’instabilità politica innescata dalla crisi della grosse Koalition, la grande coalizione fra Cdu e Socialdemocratici, finisca per aggravare il rallentamento produttivo già subito dall’economia nazionale. Il Financial Times ha la storia.

c) ITALIA, L’UNICA VIA DI USCITA SONO NUOVE ELEZIONI. Come si esce dallo stallo italiano, fra procedure di infrazione e litigi costanti nel governo? La soluzione più efficace potrebbe essere, anche, la più semplice: nuove elezioni. Il voto restituirebbe al paese una maggioranza più chiara, con linee meno ondivaghe di quelle seguite dall’alleanza Lega-Cinque stelle. È la tesi sposata da un commento della Bloomberg a firma di Ferdinando Giugliano.

10 – PROCEDURA DI INFRAZIONE PER DEBITO ECCESSIVO. Procedura di infrazione per debito eccessivo: cos’è, come funziona e cosa rischia l’Italia in caso di richiamo. I riflettori della politica internazionale restano puntati sull’Italia, con l’Unione europea che, con la conferenza stampa dei commissari incaricati, ha fatto sapere di ritenere legittima e giustificata una procedura nei confronti dell’Italia.
Gli spifferi circolati fino a questo momento lasciano intendere che l’esecutivo giallo-verde non voglia apportare modifiche strutturali, e il rischio è che l’Ue possa decidere di applicare la già paventata procedura di infrazione per debito eccessivo, a meno che l’Italia non riveda le stime del deficit. Cosa prevede la procedura di infrazione per debito eccessivo Se l’Italia non dovesse rivedere i propri piani rispettando la normativa europea, l’Ue potrebbe aprire una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito. La procedura di infrazione per debito eccessivo è prevista dal PSC, il Patto di Stabilità e Crescita. Stando all’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea, il disavanzo di bilancio dei paesi Ue non deve superare il 3% del Pil e il debito pubblico non deve superare il 60% del Pil. Nel caso in cui non vengano soddisfatti i due criteri sopra indicati, l’Ue può aprire una procedura al fine di spingere il paese a fornire un piano correttivo con regole ferree e scadenze fissate da Bruxelles. Le sanzioni eventualmente comminate all’Italia potrebbero durare due anni e potrebbero comminare con una multa in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi imposti. Euro risparmi Ue, la procedura di infrazione per debito eccessivo: le fasi Come specificato nell’apposita sezione inserita sul sito dell’Unione europea, la procedura di infrazione per debito eccessivo ha una prima fase di indagine sui bilanci dei paesi membri dell’Ue. Se il paese non rettifica la violazione, la Commissione può avviare una procedura formale di infrazione. La Commissione, come avvenuto per il caso dell’Italia, invia una lettera di costituzione in mora con cui richiede ulteriori informazioni al paese in questione, che dovrà inviare una risposta dettagliata entro un termine preciso, in genere due mesi ma tre settimane per il caso italiano. Nel caso in cui la Commissione dovesse ritenere che il paese in questione è venuto meno ai propri obblighi, può inviare una richiesta formale motivata in cui chiede di conformarsi alle norme dell’Unione. Se anche dopo questo passo il paese in questione non dovesse risultare conforme alle norme, la Corte può procedere con un deferimento alla Corte di giustizia che, su richiesta della Commissione Ue, può imporre sanzioni al paese in questione che dovrà inoltre rispettare le nuove normative imposte dalla Corte tramite sentenza. Nel caso in cui un paese dovesse ignorare le disposizioni dell’Ue potrebbe essere deferito una seconda volta alla Corta di Giustizia che potrebbe quindi comminare sanzioni calcolate in base all’importanza delle norme violate, al periodo in cui le norme non sono state osservate e in base alla capacità economica del paese.
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11 – Pil da bluff ad alibi: il governo dell’«anno bellissimo» ora chiede clemenza alla Ue, di Alberto Orioli 30 maggio 2019
È nei fatti che il Pil non sia cresciuto abbastanza. E, regole Ue alla mano, ora può essere addotto come fattore rilevante per chiedere clemenza alla Ue nella valutazione del quadro macroeconomico. Ma quel dato, se guardato con altri occhiali, oggi può addirittura far sorridere. Perché è come se rispondessimo all’Europa che, poiché il bluff sulle aspettative gonfiate di crescita non ha funzionato, ora bisogna tenerne conto.
Nel settembre del 2018 il Governo giallo-verde mette a punto la Nota di aggiornamento al Def del governo Gentiloni che già si era rivelato troppo ottimista sul Pil. Giovanni Tria scrive: «La stima di crescita del Pil per quest’anno scende dall’1,5 all’1,2 per cento, e la previsione tendenziale per il 2019 viene ridotta dall’1,4 allo 0,9 per cento».

LE PREVISIONI DEL VICEPREMIER 11 gennaio 2019
Pil, Di Maio: possibile nuovo boom economico come negli Anni Sessanta
La congiuntura già peggiora e i centri studi cominciano a segnalare i rischi. L’Ufficio parlamentare di bilancio fa il primo strappo e non valida le previsioni: troppo ottimismo sul Pil. Banca d’Italia per voce di Federico Signorini avverte: «L’aumento dei trasferimenti correnti, quali quelli connessi con la spesa sociale, così come gli sgravi fiscali, tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo; stimiamo che il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi sia contenuto… E quindi, la crescita del Pil nel 2019 si manterrà persino sotto l’1%».

Siamo a ottobre. Di lì a un paio di mesi arriva la manovra del 2,4% di deficit (poi corretto al 2,04% dopo il braccio di ferro con Bruxelles). E qui il Governo del cambiamento taglia la stima del 2019 dello 0,2 all’1%. Ma tutto è affidato al potere taumaturgico del reddito di cittadinanza e di un boom di investimenti che già allora è intuibile non ci saranno. Le previsioni dei centri studi continuano a vedere nero. Sempre in dicembre la Commissione Ue invia la prima lettera in cui segnala gli scostamenti dal sentiero di normalizzazione dei conti. In quell’occasione i commissari europei già segnalano un eccesso di ottimismo sulla crescita da parte dell’Italia.

PER SAPERNE DI PIU’ / L’intervista al premier Conte: «È il momento di investire sulle infrastrutture»

L’Italia insiste: gli investimenti (soprattutto pubblici e delle aziende partecipate convocate con enfasi mediatica a Palazzo Chigi) e la spinta alla domanda derivante dalla lotta alla povertà rendono credibile il quadro macroeconomico. Quello dell’«anno bellissimo», per intenderci.
CONGIUNTURA 01 febbraio 2019
Conte: il 2019 sarà bellissimo. Tria: ci sono condizioni per ripresa. Csc: crescita vicino allo zero
Il Governo giallo-verde prosegue la sua marcia verso la sfida alla Ue sui provvedimenti simbolo, ma cominciano i segnali di ravvedimento nelle previsioni. Il Def dell’aprile di quest’anno continua a mostrare ottimismo pur nella consapevolezza di uno scenario ormai cambiato radicalmente. E ormai siamo agli zerovirgola: colpa della congiuntura internazionale, ma anche delle misure che non hanno avuto gli effetti sperati sul Pil. Dice il Def: «La previsione di crescita del Pil nello scenario programmatico, pur influenzata dai vincoli di bilancio, è superiore a quella dello scenario tendenziale ad eccezione nell’anno finale, attestandosi allo 0,2 per cento per il 2019 per poi aumentare allo 0,8 per cento nei tre anni successivi (rispetto a uno scenario tendenziale che sconta tassi di crescita reale dello 0,6 per cento nel 2020, 0,7 per cento nel 2021 e 0,9 per cento nel 2022)». Frase anodina per dire che la stima reale è dello 0,1% e quella del tasso programmato è di un decimale in più. Il bluff ormai è scoperto e anche il Governo non lo nega più. L’Upb stavolta prende atto del cambio di rotta sulle previsioni, ma la Banca d’Italia guarda anche oltre e mette in guardia dallo spread e sottolinea come servano «coperture notevoli per centrare il target del Def e l’elevato livello dello spread inciderà negativamente, e in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019. In particolare, un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di «0,1 punti percentuali dopo un anno e di 0,7 dopo tre».
RICHIESTA DI CHIARIMENTI 29 maggio 2019
Debito Italia, arrivata la lettera Ue. Chiesti chiarimenti entro venerdì
SINTESI FINALE: la manovra di bilancio è risultata antitetica al quadro congiunturale in brusca flessione e, nonostante si sia passati dalla baldanza di un +1,5 al mestissimo 0,1%, la presa d’atto è tardiva.
Nel mezzo non ci sono state correzioni di rotta. Ci sono stati solo ripetuti allarmi sull’ottimismo eccessivo verso la crescita, perno della cosiddetta politica del denominatore che puntava tutto sul Pil per abbattere il rapporto debito/Pil e deficit/Pil. Oggi il Pil è a zero per l’Ocse e lo stesso 0,3 in un primo tempo indicato da un Istat generoso è stato corretto a +0,1 con tendenza a -0,1 dato che la crescita acquisita quest’anno è nulla, vale a dire zero ( e così anche l’Istat si è allineato agli altri previsori). Ora l’Europa ci mette di fronte alle contraddizioni di un anno di misure ad alta spesa e a bassissimo impatto sullo sviluppo. Sembra bizzarro che oggi proprio quel bluff sul Pil possa diventare il nostro miglior alibi.

2018 SETTEMBRE
Il Governo giallo-verde mette a punto la Nota di aggiornamento al Def: «La stima di crescita del Pii per quest’anno scende dall”1,5 all”l,2 per cento, e la previsione tendenziale per il 2019 viene ridotta dall’ 1,4 allo 0,9 per cento». Ma Banca d’Italia avverte:
«La crescita del Pii nel 2019 si manterrà persino sotto l’l%».
2018 DICEMBRE
Nella relazione di accompagnamento alla legge di bilancio il Governo taglia la stima del 2019 dello 0,2 all’1%.
2019 APRILE
Nel Def viene scritto che «la previsione di crescita del Pii (…) è superiore a quella dello scenario tendenziale ad eccezione nell’anno finale, attestandosi allo 0,2 per cento per il 2019 per poi aumentare allo 0,8 per cento nei tre anni successivi (rispetto a uno scenario tendenziale che sconta tassi di crescita reale dello 0,6 per cento nel 2020, 0,7 per cento nel 2021 e 0,9 per cento nel 2022)». Che significa che la stima reale è dello 0,1% e quella del tasso programmato è di un decimale in più La Banca d’Italia avverte: servono «coperture notevoli per centrare il target del Def e l’elevato livello dello spread inciderà negativamente, e in misura crescente, sulla crescita negli anni successivi al 2019, In particolare, un aumento permanente dello spread pari a 100 punti base, come quello attuale, riduce la crescita di «0,1 punti percentuali dopo un anno e di 0,7 dopo tre”

12 – BRASILE, ESPIRITO SANTO: VERSO UNA NUOVA SEDE CONSOLARE.. Novità positive in arrivo prossimamente anche per Florianopolis, Brasilia e San Paolo. Tappa brasiliana per il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, che ieri si è recato a Vittoria per valutare alcune possibili sedi per nuovi uffici consolari più adeguati alle maggiori esigenze di spazio e di efficienza. E’ la prima volta che un membro del governo italiano si reca in quella zona del paese sudamericano. Accompagnato dal direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, Luigi Vignali, Merlo è stato ricevuto in mattinata dall’Ambasciatore d’Italia in Brasile, Antonio Bernardini, dal Console Paolo Miraglia del Giudice e dal Console onorario Roger Gaggiato. La delegazione, guidata dal Sottosegretario Merlo, ha incontrato il governatore Renato Casagrande, il quale ha dimostrato massima disponibilità per l’apertura di una nuova sede consolare italiana “in una zona – ha detto Casagrande – in cui è fortissima la presenza italiana, con il 65-70% di cittadini che può vantare origini italiane”. “Andiamo avanti a lavorare a testa bassa per i nostri italiani nel mondo, consapevoli che nonostante gli importanti risultati raggiunti in questi mesi c’è ancora moltissimo da fare, anche per quanto riguarda i servizi consolari”, dichiara il Sottosegretario Merlo, che prosegue: “Proprio per questo mi sono recato a Vittoria, per valutare alcuni immobili che potranno servire ad ospitare un nuovo ufficio consolare, per potere offrire ai nostri connazionali servizi sempre migliori”. Dall’inizio di questa legislatura sono decine ormai le nuove sedi diplomatico-consolari inaugurate da questo governo e altre ancora lo saranno nelle prossime settimane. Insieme all’Ambasciatore e a Vignali, il Sottosegretario Merlo ha potuto vedere diversi immobili potenzialmente utili per ospitare l’agenzia consolare. Tra questi, ne verrà scelto uno. A Roma verrà presa la decisione definitiva. Con il Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, c’erano anche Thiago Roldi, coordinatore MAIE Espirito Santo, e Luis Molossi, coordinatore MAIE Sud America. Florianópolis prossima tappa, dove il Sottosegretario si recherà per valutare la possibilità di aprire una agenzia consolare a Santa Caterina. A breve, inoltre, sarà inaugurata la nuova cancelleria consolare a Brasilia e l’obiettivo è iniziare prima possibile anche i lavori di ristrutturazione della sede di San Paolo. “Dopo avere inaugurato la nuova sede del Consolato Generale a Recife, lavoriamo per rafforzare la rete consolare in tutto il Brasile, Paese in cui vive una numerosissima comunità italiana, che continua a crescere e a cui vanno date risposte. Per troppo tempo – conclude Merlo – gli italiani nel mondo, compresi quelli in Brasile, sono stati dimenticati, con i precedenti governi che hanno solo pensato a tagliare risorse. Noi invece continuiamo ad investire sugli italiani all’estero e sul Sistema Italia oltre confine, convinti di poter portare avanti il cambiamento, in meglio, anche in Sud America e nel resto del mondo”.

13 – CI RISIAMO. NESSUNO COME LUI. L’ASSALTO FINALE DI TRUMP A CUBA. AMERICAN PSYCHO. STOP A CROCIERE E VIAGGI CULTURALI, ISOLA OFF LIMITS PER I CITTADINI USA. EMBARGO DURO E RICATTO SUL VENEZUELA, L’ECONOMIA È ALLO STREMO di Roberto Livi.
«LA DIGNITÀ, LA SOVRANITÀ E L’INDIPENDENZA NON SI NEGOZIANO». È quasi un refrain la risposta che da giorni, nella stampa cubana come nei messaggi del presidente Miguel Díaz-Canel, viene data alle ultime misure decise, lo scorso 6 giugno, dal presidente Donald Trump. Il quale ha dato inizio all’«assalto finale» a Cuba, mettendo in atto sanzioni che nessuno dei suoi undici predecessori aveva mai intrapreso.
DOPO AVER ATTIVATO lo scorso aprile il capitolo III della Legge Helms-Burton – che permette a qualsiasi cittadino statunitense di rivendicare presso i tribunali Usa proprietà che furono nazionalizzate dalla Rivoluzione castrista – e aver ridotto le rimesse dei cubano-americani, dall’inizio del mese vengono ufficialmente bandite le crociere a Cuba, come pure i viaggi culturali ed educativi. L’isola caraibica è off limits per i cittadini Usa.

La decisione ha una duplice valenza. Pratica, in quanto il turismo è la terza fonte di valuta per Cuba con 3,4 miliardi di dollari l’anno passato, quando i visitatori statunitensi (340.000) sono stati secondi solo ai turisti canadesi. Dall’inizio dell’anno sono giunti a Cuba più di 250.000 nordamericani, in maggioranza mediante le crociere inaugurate durante il periodo di distensione voluto dal presidente Obama.

L’impatto di tali misure sull’economia cubana è durissimo, dato che è associato alla crisi del suo principale partner, il Venezuela chavista: da mesi infatti nell’ isola vi è una penuria di generi di prima necessità. I supermercati mostrano desolanti file di scaffali vuoti o semivuoti, lunghe fila si allineano di fronte ai negozi quando arrivano i prodotti più ambiti: pollo, uova, olio, farina. Il governo affronta una drammatica crisi di liquidità in valuta, necessaria, a causa dell’embargo Usa, per importare beni di prima necessità, specialmente prodotti alimentari. E le ultime misure hanno il chiaro scopo di dissuadere le imprese estere a investire a Cuba.

MA VI È ANCHE UN PERICOLOSO impatto psicologico e politico. I falchi di Trump hanno riesumato in pieno la motivazione per cui, nel 1961, il presidente Eisenhower decise l’embargo: «Affamare il popolo cubano perché si ribelli». Le ultime misure colpiscono direttamente i cuentapropistas, i piccoli imprenditori cubani che in gran parte vivono del turismo. E che sono proprio il settore sociale che la propaganda trumpista pretende di voler aiutare a ribellarsi contro il «regime dittatoriale». È sufficiente un giro nell’Avana vieja per cogliere lo sgomento di quanti vivono dell’indotto delle crociere: autisti di auto d’epoca restaurate per tour all’Avana, bar e ristoranti privati, negozi di artigianato, guide. Inoltre, sottoposto a un attacco di tale violenza, il vertice cubano reagisce con un arroccamento in difesa, proprio nel momento in cui buona parte delle riforme iniziate otto anni fa da Raúl Castro sono ancora in mezzo al guado. E la “vecchia guardia” della Rivoluzione tende a frenare il processo di rinnovamento e di riforme temendo che gli attacchi di Trump continueranno in un anno di campagna presidenziale e, peggio ancora, in caso di rielezione del «Twitter en jefe» come è soprannominato il presidente Usa.

Un evento che oggi viene paventato anche da buona parte dei vertici politici della destra latinoamericana, ovvero dagli alleati-sudditi storici degli Stati uniti. La reazione si intravvede proprio nella differenza di analisi della situazione – la crisi del Venezuela – che sta alla base della decisione dell’Amministrazione statunitense di strangolare Cuba. Secondo i vari Bolton, Abrams, Rubio – i superfalchi che guidano la politica latinoamericana di Trump – le «migliaia» di agenti cubani che, a loro dire, controllano governo e Forze armate venezuelani sarebbero i responsabili del fallito golpe progettato a Washington e attuato da Juan Guaidó. Da qui il ricatto in atto al governo cubano: togliere o allentare la garrota economico-finanziaria-commerciale solo se acconsentirà a buttare a mare Maduro.

LA RISPOSTA CUBANA è quella detta all’inizio: dignità e indipendenza non si vendono. I leader della destra latinoamericana – a differenza di Bolton e company – sanno che in più di cinquant’anni le prove di forza degli Usa non hanno prodotto alcun cambio al vertice all’Avana. Non solo, un arroccamento dei vertici cubani può essere controproducente. Così il gruppo di Lima – 12 paesi latinoamericani più Canada – è deciso a chiedere una mediazione di Cuba, l’unica che potrebbe essere efficace per risolvere la drammatica impasse dei due presidenti in Venezuela, il costituzionale, Maduro, e quello inventato dagli Usa, Guaidó.

In sostanza gran parte dei leader latinoamericani sono interessati a uno sbocco negoziale, i falchi di Trump no. Una situazione che rischia di minare i rapporti tra Usa e America latina. La minaccia di dazi imposti al Messico – proprio pochi mesi dopo aver raggiunto un accordo per riformare il trattato di libero scambio tra Usa, Messico e Canada – aggrava questa situazione. Vari commentatori messicani accusano il presidente Trump di mettere in crisi le regole che gli stessi Usa avevano deciso dopo la Seconda guerra mondiale per imporre la loro egemonia

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