L’immigrazione e l’emigrazione italiane tra pregiudizio e accoglienza. Simposio sulle migrazioni italiane all’istituto Italo-Americano John D. Calandra

di Yulia Lapina

Prima di cedere il podio ai presentatori, Tamburri nota che, tra il 1880 e il 1920, più di 20 milioni di Italiani hanno lasciato l’Italia. Tamburri introduce  poi un’idea che viene ripresa più volte dai vari presentatori durante i loro discorsi, che è l’idea che la storia ci può aiutare a comprendere i fenomeni che stanno accadendo in Italia in questi giorni. Prima è successo con gli albanesi, poi con gli europei del sud, e poi con gli africani. Come scrisse Gian Antonio Stella, dobbiamo ricordarci “quando gli Albanesi eravamo noi.” Per questo è così importante parlare di entrambi questi fenomeni insieme, emigrazione ed immigrazione


Il simposio, tenuto all’istituto Italo-Americano John D. Calandra e co-sponsorizzato dalla Società Dante Alighieri, dalla Fondazione Giorgio Amendola e dall’Associazione Lucana Carlo Levi, prende il nome dalla collezione di saggi “Tra Accoglienza e Pregiudizio: Emigrazione e immigrazione nella storia dell’ultimo secolo: da Sacco e Vanzetti a Jerry Essan Masslo” (2018).

Apre il simposio il dr. Anthony Tamburri, Decano dell’Istituto Italo-Americano John D. Calandra del Queens College di New York. A moderare il simposio la dottoressa Donna Chirico, Professore e Decano della facoltà di Arte e Scienze.

Prima di cedere il podio ai presentatori, Tamburri nota che, tra il 1880 e il 1920, più di 20 milioni di Italiani hanno lasciato l’Italia. Tamburri introduce  poi un’idea che viene ripresa più volte dai vari presentatori durante i loro discorsi, che è l’idea che la storia ci può aiutare a comprendere i fenomeni che stanno accadendo in Italia in questi giorni. Prima è successo con gli albanesi, poi con gli europei del sud, e poi con gli africani. Come scrisse Gian Antonio Stella, dobbiamo ricordarci “quando gli Albanesi eravamo noi.” Per questo è così importante parlare di entrambi questi fenomeni insieme, emigrazione ed immigrazione.

Il programma comprendeva due discorsi di apertura e sei presentazioni da parte degli autori del libro e altri studiosi dell’argomento. Presentazioni in inglese seguivano quelle in italiano e viceversa, creando un’atmosfera perfetta per parlare del tema centrale della serata.

Domenico Cerabona dalla Fondazione Giorgio Amendola apre la serata ricordando che il libro inizia con la storia di Sacco e Vanzetti, l’immigrazione a Boston, e i migranti lavoratori. Osserva poi che le storie di queste persone sono così simili alle storie dei migranti che arrivano in Italia oggi. (Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti erano italiani naturalizzati americani, ambiguamente condannati per omicidio durante una rapina a Braintree, Massachusetts. Sette anni più tardi, vennero sottoposti alla pena di morte tramite sedia elettrica, ndr).

Luigi Morgante, Consigliere regionale in Puglia, nota che gli autori hanno rappresentato la storia facendo una fotografia di quello che è successo più di cento anni fa, ma quella realtà è cosi vicina a ciò che sta succedendo oggi. Ognuno di noi si sposta dal luogo in cui è nato per tre motivi: per affermazione personale e professionale, per fuggire dalla guerra, o, che “il motivo peggiore”, per fame e perché non c’è speranza nel proprio Paese. Chi se ne va, come Sacco e Vanzetti, per quest’ultimo motivo e con una nuova speranza, spesso si trova davanti al pregiudizio. Ad Ellis Island sono conservate foto che immortalano immigrati italiani; questi avevano gli stessi occhi che hanno oggi i migranti in Italia, lo stesso sguardo che chiedeva aiuto, che trasmetteva disperazione. Per questo è cosi importante leggere questo libro, soprattutto per qualche politico italiano: per capire quello che hanno passato i nostri antenati allora e cosa subiscono i migranti che vengono in Italia oggi, che è disperazione.

Segue Giovanni Cerchia, editore del libro, che spiega come quest’ultimo colga l’occasione di raccontare la storia di Sacco e Vanzetti per fare una ricognizione più ampia e ricordare il novantesimo di un altro fatto di sangue, quando Jerry Essan Masslo, un giovane sudafricano fuggito dall’apartheid, venne assassinato a Roma in corso di una rapina. Jerry fuggì dal suo paese perché era perseguitato, ma non ha potuto ottenere lo status di rifugiato politico in quanto fino al 1991 quello era garantito solo a coloro che fuggivano da uno stato dell’Est Europa. Queste due vicende, di Sacco e Vanzetti e di Jerry Essan Masslo,  hanno cambiato la storia e l’identità degli Italiani, di tutti gli italiani. L’italia, pur essendo un paese di migrazione, fa tutt’oggi fatica ad accettare questa situazione. La morte di questo ragazzo sudafricano fu il primo evento che costrinse l’opinione pubblica italiana ad interrogarsi su come fosse cambiato il paese, che non è piu solo un paese di partenza ma anche un paese di arrivo. In questa cornice, la consapevolezza della storia puo’ aiutarci ad affrontare diverse situazioni nel futuro. È questo che cerca di far capire il libro. La migrazione non è stato un accidente, ma ha costituito l’identità degli italiani. Quando l’italia si unificò dopo il Risorgimento, non fu un vero risorgimento di un’entità che esisteva prima, ma una vera e propria nascita. La prima esperienza unitaria italiana è la prima guerra mondiale, ma ancora prima di questa l’unica esperienza unitaria è stata l’emigrazione. Inoltre, bisogna considerare che gli immigrati italiani all’estero hanno mandato denaro che ha permesso e tuttora permette all’Italia di svilupparsi, e questo ha cambiato il destino dell’Italia: ha trasformato il paese di partenza prima ancora che il paese d’arrivo.

Fred Gardaphé, direttore del dipartimento di studi italo-americani alla State University of New York, parla dell’idea di umorismo come arma di riduzione di massa usato per creare distanza tra la popolazione locale e la popolazione di immigrati, soprattutto italiani, negli Stati Uniti. Questo processo crea una distorsione di identità ed ha due tappe: la paura del diverso e la familiarizzazione con le sue peculiarità. Questo è un processo per cui tutte le minoranze devono passare prima di diventare integrate ed assimilate. Gli italiani venivano spesso travisati in cartoni satirici che li rappresentavano come ignoranti e pericolosi, il che portò al risultato che essi erano temuti ed evitati dalla società. L’America stessa era un paese giovane che faticava con la definizione di cosa vuol dire essere americano, stava ancora imparando ad accettare immigrati non solo dall’Italia, ma anche da altri paesi del sud ed est europa. Gli americani si sentivano superiori agli immigrati: come diceva Aristotele, le persone ridono alle sfortune degli altri perché provano piacere nel sentirsi superiori a loro. La comicità separava ciò che era americano da quello che non lo era. Gli italiani riuscirono ad integrarsi solo nel momento in cui furono capaci di presentare la loro versione di se stessi tramite l’umorismo.

Riprende il discorso precedente Augusto Ferraiuolo, visiting professor alla Boston University, che parla di etnicità come controllo sociale. Per esempio, poco prima della storia di Sacco e Vanzetti, ci fu il famoso sciopero di Lawrence. Nel gennaio 1912, nel Massachusetts fu passata una legge che ridusse le ore lavorative nelle fabbriche di Lawrence da 56 a 54. I padroni delle fabbriche, allora, risposero diminuendo i salari. Questo è il momento che fa entrare la cittadina in uno sciopero unico nel panorama del sindacato americano. Nel giro di poche ore, 25mila operai cominciano a protestare. Di questi, 7 mila sono italiani, 6mila tedeschi,  5mila canadesi di lingua francese e altrettanti di lingua inglese, 2,5mila polacchi, 2mila lituani, mille belgi, un migliaio di russi, ed altri. Lawrence, che era una cittadina di 80mila abitanti, aveva dunque il 75% della popolazione appartenente a gruppi etnici diversi. Questo sciopero venne notato dalla Industrial Workers of the World, che spedì a Lawrence due sindacalisti, Joseph Ettor ed Arturo Giovannitti, per organizzare questo sciopero. 17 giorni dopo, accadde un evento drammatico: una delle scioperanti, Anna LoPizzo, venne uccisa da un colpo vagante. Per l’omicidio di Anna vengono arrestate tre persone: il poliziotto che ha sparato il colpo, ma anche Joseph Ettor e Arturo Giovannitti, considerati responsabili per il clima di violenza. Lo sciopero andò avanti e durò fino alla fine di marzo, quando si concluse con un’apparente vittoria sindacale: gli scioperanti non vennero licenziati e ci fu un aumento salariale. In realtà la vera fine dello sciopero si considera la fine del processo ai due sindacalisti, che vennero liberati.

Questa storia ci porta a fare due considerazioni: innanzitutto, questa si può considerare una prova per quello che succedera’ a Sacco e Vanzetti. Secondo, finalmente si usci’ da quella separazione etnica che è in realtà una forma di controllo sociale, sostituita invece da una solidarieta’ di classe: si riescono a compattare etnie diverse, volontariamente separate per esercitare il controllo prima nominato. La diatriba tra etnico e politico puo’ essere inquadrata all’interno di un discorso socio-politico più grande, che è l’”American dilemma”: il dilemma tra l’imperativo democratico che costituisce gli Stati Uniti (“the American creed,” il “credo” americano), e l’”American need”, cioè il bisogno capitalistico di mantenere il costo della manodopera vicino a zero. Come si supera questa dialettica? In questo vengono in aiuto gli accademici del 1800 che parlano di razza ed etnicita’ e che giustificano in questo modo il controllo sociale. Che cosa significa essere bianchi? Quando si diventa bianchi? La risposta è che questo processo è un percorso sociale, politico e culturale. E qua c’è la grande l’invenzione del concetto del “People in between,” le persone in mezzo, che piano piano conquistano nel corso delle loro vite questo spazio all’interno del mainstream.

Introduce un tema completamente nuovo Joseph Sciorra, direttore dei programmi accademici e culturali all’Istituto Calandra, che parla del suo lavoro sulle registrazioni degli immigrati napoletani. Quando le registrazioni presero piede, le persone capirono che questo sarebbe stato un buon modo per arricchirsi. C’erano due tipi di registrazione ai tempi: le registrazioni di razza per afro-americani, e registrazioni etniche per migranti europei, latino-americani, e asiatici. Di tutti i gruppi etnici registrati negli Stati Uniti, gli italiani rappresentavano la maggioranza. Molte registrazioni italiane famose parlavano del caso di Sacco e Vanzetti e chiedevano clemenza.

Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea, parla degli effetti che ha avuto l’emigrazione non solo economica, ma anche politica agli inizi del ‘900. Queste due emigrazioni si fondono nel caso di Sacco (e Vanzetti). I fratelli Sacco avevano gia’ alle spalle una militanza politica, avevano aderito alle idee socialiste e portavano avanti le battaglie per i diritti fondamentali. Ma le manifestazioni politiche, come quelle per una migliore condizione di vita, venivano soffocate nel sangue. Leghe ed esponenti politici venivano bloccati dal manifestare. A quel tempo viene coniato il termine “sovversivo”, che poi verrà utilizzato dal fascismo e Mussolini per descrivere ed accomunare non solo anarchici, socialisti, repubblicani e comunisti, ma anche rappresentanti di religioni diverse da quella cattolica. E viene coniato un termine per la Puglia: “la Puglia degli eccidi cronici.” Le manifestazioni per diritti si trasformano sempre in manifestazioni sanguinarie. Gli anni tra il 1907 e il 1910 sono anni di migrazione per i fratelli Sacco ed altri esponenti politici. L’omicidio di Sacco e Vanzetti unifica gli italiani all’estero di varie componenti politiche diverse. In italia, ci sono proteste nelle carceri e nelle località di confino; viene espressa solidarietà verso i “sovversivi”. Tutto questo avviene durante il periodo fascista (che inizia durante la Prima Guerra Mondiale, ndr), e continua anche dieci anni dopo quando vengono passate leggi contro i neri e contro gli ebrei. La storia di Sacco e Vanzetti ci permette di capire che cosa succede dietro la difesa della migrazione: difesa della migrazione diventa difesa del lavoro e della lotta al razzismo. Il clima di adesso sta portando indietro di decenni la vita delle persone (migranti, ndr), per cui si perdono di vista i valori fondamentali della vita in società. “La memoria di Sacco e Vanzetti ci serve per ripristinare non solo la giustizia, ma la dignita’ umana laddove questa viene calpestata,” conclude Liuzzi.

Conclude la serata Mary Anne Trasciatti, da “Remember the Triangle Fire Coalition” (“Coalizione per Ricordare l’Incendio del Triangolo, ndr) riflette sulla parola “accettazione.” Accettazione non è lo stesso concetto di realizzazione. Spesso gli italo-americani si concentrano su quest’ultimo: celebrano i successi di politici, businessmen ed atleti per guadagnare l’accettazione della società. Ma spesso questo non succede. Gli sforzi delle persone comuni sono quelli che meritano di essere celbrati e ricordati. L’”incendio del triangolo” è una storia di 146 persone che morirono nel 1911 in un incendio al Triangle Waist Company situato nel quartiere Greenwich Village di New York. I lavoratori al nono piano non vennero mai allertati dell’incendio, per cui quando se ne accorsero era troppo tardi. Alcuni scapparono prendendo l’ascensore, ma molti non fecero in tempo e 146 persone persero la vita. Joseph Zito, che comandava l’ascensore, salvo’ molte persone prima che l’ascensore crollasse. La maggior parte dei defunti erano donne e giovani, un terzo dei quali erano italiani. La Coalizione vuole ricordarli per chi erano: lavoratrici, immigrate, donne. Queste sono le persone che rendono l’America grande. L’avidità e la totale mancanza di protezione per i lavoratori ha causato la morte di 146 persone. Il lutto per queste persone si trasformo’ in un grande movimento sindacale che influenzo’ persino le proteste di Lawrence. Ora piu’ che mai, quando gli immigrati vengono demonizzati, abbiamo bisogno di un triangolo commemorativo (su cui l’organizzazione sta lavorando) per ricordarci la lotta della nostra gente, per illuminare il cammino futuro e per dimostrare cosa possono fare le persone per rendere il governo responsabile.

Ogni singola presentazione era unica ed originale, ma aveva in comune con le altre un messaggio di grande importanza: noi possiamo, e dobbiamo, imparare dalla storia per evitare di ripetere gli stessi errori. Rimane da sperare che l’Italia sarà capace di guardare indietro alle proprie origini e prevenire tragedie come quelle di Sacco, Vanzetti, e Jerry Essan Masslo.


Yulia Lapina

Yulia ha un Master in International Relations dalla New York University, con varie esperienze nella ricerca e analisi delle questioni internazionali nel settore privato, governativo e non profit. La sua specializzazione è sui diritti umani (in particolare migranti, LGBT e diritti delle donne) con un focus geografico sull’Europa Occidentale e Orientale.

 

FONTE: https://www.lavocedinewyork.com/

 

 


Symposium: Between Acceptance and Prejudice: One Hundred Years of Italian E/i[m]migration

 

Before opening the floor to the speakers, Tamburri noted that, between 1880 and 1920, more than 20 million people left Italy. He then introduced a really important idea that will be brought up many times during the conversation: history helps us understand the phenomenon that is taking place in Italy right now. It first happened with Albanians, then with Eastern Europeans, and Africans. As Gian Antonio Stella writes, we have to remember “quando gli Albanesi eravamo noi” (“when we were the Albanians”). This is why it’s extremely important to talk about both of these phenomena together, emigration and immigration.

The symposium, hosted by the John D. Calandra Italian American Institute, was also co-sponsored by the Società Dante Alighieri, the Fondazione Giorgio Amendola and the Associazione Lucana Carlo Levi, takes its title from a collections of essays, “Tra Accoglienza e pregiudizio: Emigrazione e immigrazione nella storia dell’ultimo secolo: da Sacco e Vanzetti a Jerry Essan Masslo” (2018) [translation: Between acceptance and prejudice: Emigration and immigration in the last century’s history: from Sacco and Vanzetti to Jerry Essan Masslo, ndr].

The symposium was opened by Anthony Tamburri, Dean of the John D. Calandra Italian American Institute of Queens College, CUNY, and moderated by Donna Chirico, Professor and Dean of Arts and Science.

Before opening the floor to the speakers, Tamburri noted that, between 1880 and 1920, more than 20 million people left Italy. He then introduced a really important idea that will be brought up many times during the conversation: history helps us understand the phenomenon that is taking place in Italy right now. It first happened with Albanians, then with Eastern Europeans, and Africans. As Gian Antonio Stella writes, we have to remember “quando gli Albanesi eravamo noi” (“when we were the Albanians”). This is why it’s extremely important to talk about both of these phenomena together, emigration and immigration.

The program consisted of two opening remarks and six presentations by authors of the book as well as by other area scholars. Presentations in English and in Italian followed one another, which was very appropriate given the topic discussed.

Domenico Cerabona from Fondazione Giorgio Amendola opened the floor shortly describing the beginning of the book and remembering Sacco and Vanzetti’ story, the migration in Boston, and its focus on migrant workers. He then observed how stories of those people are very similar to the stories of migrants coming to Italy today.

(Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti were Italian-born American anarchistswho were controversially convicted of murdering a guard and a paymaster during an armed robbery in Braintree, Massachusetts. Seven years later, they were electrocuted in the electric chair, ndr).

Luigi Morgante, Regional Councilor of Puglia, believes that the authors captured the history of what happened a hundred years ago as a photography, but that reality is so close to what is happening today. Each one of us leaves the place they were born in for three reasons: for personal and professional affirmation, to escape war, or, which is the worst reason, for hunger and lack of hope in their own country. Who, as Sacco and Vanzetti did leave for this last reason and with new hope, often face prejudice. Ellis Island preserves photographs of Italian immigrants coming to the US. Those men and women have the same gaze that migrants coming to Italy have today, a desperate gaze asking for help. This is why it is so important to read this book, especially for some Italian politicians. It makes you understand what our ancestors went through and what today’s immigrants to Italy are going through, desperation.

Follows Giovanni Cerchia, editor of the book, who explains how the book uses the story of Sacco and Vanzetti to make a broader consideration and also remember the ninetieth of another bloody story. Jerry Essan Masslo, a young South-African man fleeing apartheid, was murdered in Rome during a robbery in 1989. Jerry fled his country as he was facing prosecution, but he couldn’t claim political asylum because, up until 1991, that status was only granted to those fleeing Eastern Europe. Those two events, of Sacco and Vanzetti and of Jerry Essan Masslo, changed the history and identity of Italians, all the Italians. Italy, while being a migratory country, still struggles in accepting this situation. The death of this South-African young man led for a first ever examination by the Italian public opinion of the changes the country faced, which has become not only a country of departure but also one of arrival. In this frame, the understanding of history can help us facing different situations in the future. This is what the book is trying to tell us. Migration was not an accident, but it shaped Italians’ identities. When Italy unified after the Risorgimento, it wasn’t really a resurgence of an entity that existed before, but it was an actual birth of something new. The first commonly accepted Italian unitary experience is World War I but, before that, the first unitary experience was migration. Also, it is worth considering that Italian migrants sent money back to Italy which allowed, and still allows, Italy to develop and grow. This changed Italy’s destiny and transformed the country of departure way before it transformed the country of arrival.

Fred Gardaphe’, director of the Italo-American studies at SUNY, talks about the idea of humor as weapon of mass reduction, which has been used as a tool to create distance between the local population and immigrants in the US (especially Italians). This process creates a distortion of identities and it has two stages: fear of them and familiarity with their peculiarity. This is a process through which minorities have to go before becoming integrated and assimilated. Italians were often misrepresented in satirical cartoons depicting them as ignorant and dangerous, which led to the fact of them being feared and avoided by society. America itself was a young country and was struggling with the definition of “what is American”; it was just learning to see immigrants not only from Italy, but also from other southern and eastern European countries. Americans felt superior to immigrants: as Aristoteles said, people laugh at the misfortune of others because of the joy they feel at being above them. Laughter made the distinction between what was American and what was not. Italians were able to integrate only when they became able to present their own version of themselves through humor.

Augusto Ferraiuolo, visitor professor at Boston University, draws on the previous topic and talks about ethnicity as a tool of social control. For example, soon before the events of Sacco and Vanzetti, the famous Lawrence strike happened in 1912. In January 1912, Massachusetts passed a law cutting the weekly work hours from 56 to 54. The factory owners, then, responded by diminishing the salaries. This is the spark that led the town to start a strike unique in the history of American trade unions. In few hours, 25 thousand workers started to protest. Of those, 7k were Italians, 6k German, 5k Canadian French and 5K Canadian English, 2,5k Polish, 2k Lithuanian, 1k Belgian, about 1k Russian, and so on. Lawrence, being a town of 80k residents, thus had the 75% of the population belonging to different ethnic groups. This strike was noticed by the Industrial Workers of the World, which decides to send two syndicalists, Joseph Ettor and Arturo Giovanniti, to organize it. Some 17 days later, a tragic accident happened: one of the strikers, Anna LoPizzo, gets killed by a stray shot. Three people got arrested for Anna’s murder: the policeman who shot the bullet, but also Ettor and Giovannetti, considered to be responsible for the climate of violence. The strike went on and lasted until March, when it ended with an apparent victory for the trade unions: the strikers didn’t get fired and salaries were raised. The true end of the strike, however, happens at the end of the trial of the two syndicalists, who were let free. This story allows us to make two considerations: first of all, it could be considered a rehearsal for what will happen later to Sacco and Vanzetti; second, that ethnic separation, which in reality is a tool of social control, was finally overcome and substituted by and with a class solidarity. Different ethnicities that were earlier voluntarily separated to exercise the aforementioned control were able to come together. The dialectic between ethnic and political is part of a wider socio-political argument, which is the “American dilemma”: a dilemma between the democratic imperative which constitutes the very foundation of the US, the so-called “American creed, and the American need, which is the capitalistic need of keeping the cost of labor close to zero. How can we overcome this dialectic? The thinkers of the 1800s help us with that by presenting a theory of race and ethnicity which justifies social control. What does it mean to be white? When does one become white? The answer is that this is a social, political, and cultural process. And here comes handy the great invention of the “people in between” concept, people who slowly carve themselves out, in the course of their lives, a spot in the mainstream culture.

Joseph Sciorra, Director for Academic and Cultural Programs at the Calandra Institute, introduces a completely new topic talking about his work on Neapolitan immigrant recordings. When recordings took off, people understood that this is a money maker. There were two types of recording: race recordings for african americans and ethnic recordings for european, latin american, and asian immigrants. Of all the recorded ethnic groups in the US, Italians represented the majority. Among those, many famous Italian recordings addressed the 1927 Sacco and Vanzetti case calling for clemency.

Vito Antonio Leuzzi, director of the Puglia Institute of Anti-fascist and Contemporary Italian History, talks about the effects of not only of the economic migration, but also of the political migration at the beginning of the nineteen hundreds. Those two types of migration converge in the case of Sacco (and Vanzetti). The Sacco brothers already had a political militancy history, they adhered to socialist ideas and were fighting for fundamental rights. Political protests, such as the protests for better life conditions, were drowned in blood. Leagues and political representatives were banned from manifestations. At that time the term “subversive” was created. This word will be then used by fascists and Mussolini to describe and group not only anarchists, socialists, Republicans and communists, but also those practicing a religion different from Catholicism. Another term was created to describe Puglia: “the Puglia of chronic massacres.” All the manifestations to obtain more rights became soon bloody massacres. The years 1907 and 1910 are years of migration for the Sacco brothers and other political activists. The murder of Sacco and Vanzetti unifies the Italians abroad belonging to different political credos. In Italy, there are protests in prisons and other places of confinement. All Italians express solidarity towards the “subversives”. All of this happens during the beginning of the  fascist period (which starts with World War I, ndr) and continues ten years after when laws against blacks and Jews are passed. The story of Sacco and Vanzetti allows us to understand what happens behind the protection of migration, which becomes protection of work and fight against racism. Today’s political climate is bringing the life of migrant people back by decades and the fundamental values of living in society are getting lost. “The memory of Sacco and Vanzetti helps us restoring not only justice, but also dignity where it is trampled” concludes Liuzzi.

Mary Anne Trasciatti from Remember the Triangle Fire Coalition concludes the night reflecting on the word “acceptance.” Acceptance is not the same as achievement. Often Italian-Americans focus on the latter. They celebrate the achievements of politicians, businessmen, and athletes to push for acceptance in the society. But that often doesn’t happen. The struggles of ordinary people are the ones that are worth celebrating and remembering. The “triangle fire” is a story of 146 people who died in 1911 in a fire at the Triangle Waist Company in Greenwich village. The workers on the 9th floor never got the call for the fire, so when they noticed the smoke it was already too late. Some escaped taking the elevator, but many didn’t and 146 of them perished. Joseph Zito, who was maneuvering the elevator, saved many until the elevator collapsed. Many of those who died were women and young people, one third of them were Italian. The Coalition wants to remember them for who they were: hard working, immigrant, women. Those are the people who make America great. Greed and total lack of care for workers caused 146 people to die. The grief for what happened turned into a strong labor movement, which also inspired the protests in Lawrence. Now more than ever, when immigrants are demonized, we need a triangle memorial (that the organization is working on) to remind us of the struggle of our people, to illuminate the way forward and to show what people made to make government accountable.

Every single presentation was unique and original, but conveyed a message of great importance: we can, and need, to learn from history to avoid making the same mistakes. Hopefully, Italy will be able to look back at its origins and prevent tragedies like Sacco’s, Vanzetti’s, and Jerry Essan Masslo’s stories. 

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