19 05 25 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

00 – NON È RETORICO RICORDARE FALCONE
01 – «La Sinistra, il vero voto utile. E dopo, stavolta, si va avanti»
02 – Alcuni numeri per raccontare l’attività dei nostri 73 rappresentanti nell’ultima legislatura. Leggi il report “Europarlamentari italiani”
03 – A. Schirò (PD) l Europa che verrà, sarà quella che decidiamo noi con il nostro voto. E ogni voto conta.
04 – Sotto la pelle dell’agnello del regionalismo differenziato si nasconde il lupo dello stravolgimento della Costituzione
05 – Schirò (pd) – elezioni europee: garantire la più ampia partecipazione al voto degli italiani all’estero. Intervento in aula sul voto in Germania
06 – Venezuela, sottosegretario Merlo annuncia da Caracas la riapertura e il potenziamento del consolato di Maracaibo.
07- Nuovo sistema di prenotazione cittadinanza a Buenos Aires.
08 – L’on. Francesca La Marca partecipa a noto (SR) all’inaugurazione della 40° edizione dell’infiorata e di casa America.
09 – Venezuela. Senza Usa né popolo, Guaidó si arrende: dialogo con Maduro. L’autoproclamato presidente accetta colloqui preliminari a Oslo con Caracas. Il governo venezuelano propone elezioni legislative anticipate, Ue contraria
10 – Berlinguer, un comunista particolare. In questi giorni è uscito su Repubblica, a firma di Eugenio Scalfari, un ricordo molto amichevole di Enrico Berlinguer. Mi permetto però di osservare che egli non avrebbe accettato la definizione di “liberale” che ne dà Scalfari.


00 – NON È RETORICO RICORDARE FALCONE ( di Giuseppe Di Lello a Il Manifesto).
l 23 maggio si commemorano GIOVANNI FALCONE, FRANCESCA MORVILLO, ROCCO DICILLO, VITO SCHIFANI e ANTONIO MONTINARO, questi ultimi tre agenti di polizia della scorta. Inutile dire che, ogni anno, alla commemorazione partecipa doverosamente il ministro degli interni pro tempore, a qualsiasi compagine di governo appartenga. Quest’anno è toccato a Matteo Salvini impegnato inoltre anche nella campagna elettorale per le europee. Non credo che per la concomitanza degli eventi il ministro avrebbe dovuto evitare la sua discesa a Palermo per onorare i poliziotti caduti, né credo che la sua presenza alla commemorazione possa averlo mondato dal clima liberticida che sta seminando nel paese e i cui frutti sono prontamente raccolti in ogni settore, dalla disumana repressione dei migranti alla rimozione degli striscioni che lo contestano, dalla sospensione della professoressa Dell’Aria alle manganellate di Genova e via elencando.
Per un dovere di verità però, proprio nel giorno in cui si ricorda Falcone, non si può tollerare che si erga ad oppositore della «contaminazione» salviniana proprio il sindaco di Palermo Leoluca Orlando che, da leader della Rete, con gli altri colleghi del gruppo Alfredo Galasso e Carmine Mancuso, aveva inviato una memoria-esposto al Csm con la quale si accusava Falcone di una scorretta gestione di alcune indagini, il tutto rinforzato da un esposto dell’avvocato Zupo in cui si parlava di «doveri trascurati». Falcone si dovette difendere da queste accuse dinnanzi alla prima commissione referente del Csm nella seduta del 15 ottobre 1991 riuscendo, con valide argomentazioni e anche con un po’ di ironia, a smontare quelle farneticazioni.
La cerimonia della commemorazione è ipocrita e retorica? Bisognerebbe guardare a ciò che c’è dietro questa giornata prima di tranciare giudizi che servono solo per accreditarsi come i duri e i puri dell’antimafia. Per un intero anno scolastico in molte scuole di tutte le regioni, insegnanti e studenti seguono corsi di legalità e molti di essi preparano lavori di ogni genere per partecipare poi al concorso indetto dalla fondazione Falcone: i premiati vanno da piccoli alunni delle elementari agli studenti delle scuole superiori che, senza retorica e senza ipocrisia, vengono a Palermo a ritirare una targa o una pergamena.
È ovvio che in ogni commemorazione vi siano anche discorsi generici infarciti di frasi fatte, ma sono prevalenti i ricordi di quanti hanno vissuto quella stagione di vera lotta alla mafia: basti pensare che l’ex capo dell’ FBI, che aveva lavorato con Falcone in indagini congiunte, viene ogni anno all’aula bunker per ricordare i momenti di quella collaborazione e per rendere omaggio al suo amico scomparso. Per alcuni, peccato per loro, sarà pure una passerella, ma non è questo che cancella l’importanza di una giornata di doveroso ricordo.


01 – «LA SINISTRA, IL VERO VOTO UTILE. E DOPO, STAVOLTA, SI VA AVANTI» Roma, al comizio finale applausi a Citto Maselli. Tante donne in lista, «Noi femministi e femministe». Arriva il sì di Ulivieri e di una consigliera di Dema. Sfida per il quorum, con lo sguardo al dopo. Fratoianni: «Basta girandole, ora il simbolo c’è» ( di Daniela Preziosi )

«L’unico voto utile è quello dato a noi, è una questione aritmetica, ogni voto dato a noi è un voto tolto alle destre» attacca dal palco Andrea Ventura, economista. «Sono ottimista perché in questa campagna elettorale ho percepito un cambio di clima, abbiamo ritrovato le nostre ragioni, ha senso stare di nuovo in campo», continua Stefano Ciccone, fra i fondatori della rete Maschile plurale. La lista La Sinistra, nata dalla confluenza di Sinistra italiana, Prc, Altra Europa e una manciata di altre sigle, sceglie la piazza di Garbatella – quartiere rosso ma anche quartier generale di Massimiliano Smeriglio, oggi ala sinistra della lista del Pd – per la chiusura romana della sua corsa.

SE NON DAI SONDAGGI, dal polso dei comizi arriva un refolo di speranza sul voto di domani. Qualcosa si muove, giurano in molti. Nelle ultime ore sono arrivati endorsement insperati. Cristina Grancio, consigliera comunale di Roma, del movimento di De Magistris: «Vorrei una sinistra unita. Il percorso è iniziato». E l’allenatore Renzo Ulivieri. Il giorno prima, giovedì, tre ex elettori doc di M5S hanno annunciato di votare La Sinistra: il sociologo De Masi, lo storico Giannuli, l’attore Marescotti. Dalla Spagna arrivano gli auguri di Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos: «Finalmente in Italia come in tutta Europa una confluenza unitaria delle forze del cambiamento, unica vera alternativa all’establishment neoliberista e alle destre nazionaliste. Forza La Sinistra».

IL PROGRAMMA: «Contro l’austerità, per politiche economiche che fermino l’impoverimento», per la patrimoniale alla Sanchez (il premier socialista spagnolo che non ha avuto paura di costruirci sopra una campagna elettorale), contro l’Europa delle destre, «nazionalista e maschilista», per i diritti sociali e civili, per un Green new deal. «Cancelliamo il fiscal compact che in Italia in sette anni ha raddoppiato il numero dei poveri. I soldi ci sono: solo che in Europa l’1 per cento dei ricchi possiede come il 30 per cento dei poveri», dice Roberta Fantozzi, del Prc. Da Bruxelles arriva l’ennesima brutta notizia: l’europarlamento ha detto sì al progetto di un mercato privato delle pensioni complementari. In sostanza la Ue invece di obbligare gli stati a garantire la previdenza dà una spinta a sostituire il sistema pubblico con quello privato. «Una decisione che combacia con il blocco della perequazione delle pensioni che il governo italiano fa scattare dal primo giugno ad urne chiuse», spiega sotto il palco l’ex europarlamentare Roberto Musacchio.

MA LA PLATEA RIUNITA a Garbatella, di «femministe e femministi», praticamente senza altra bandiera che il simbolo elettorale (fa eccezione la bandiera rossa di «èViva», creatura politica nata dalla scissione di Leu, vessillo nuovo e impaziente di sventolare) ha a cuore anche un altro tema. Non ’solo’ – si fa per dire – acciuffare il quorum del 4 per cento. Ma dopo che si fa? Il quesito è più che giustificato da una lunga storia di matrimoni politici e pentimenti, persino dopo successi elettorali.

NICOLA FRATOIANNI lo sa quindi lo dice in premessa, a prescindere dal risultato: «Mettiamo un punto alla girandola dei simboli. Abbiamo sfidato fin troppo le leggi della fisica. Il simbolo ora c’è. Pensiamo ad andare a fare la prossima campagna elettorale, abbiamo i numeri per iniziare una nuova storia», «Servono scelte coraggiose per costruire l’alternativa. Ci vuole uno schema nuovo in Italia».

AL DOPO PENSA anche Sandro Medici, già giornalista del manifesto e amato amministratore romano: anche lui sente che stavolta le cose si mettano bene, «c’è qualcosa di nuovo anzi di antico», dice citando Pascoli, «siamo i commessi viaggiatori dell’unità delle sinistre», e allora dopo le europee l’obiettivo è «ricostruire una stagione di sinistra a Roma, cacciare la sindaca Raggi, una signora improbabile. Togliamo la città da mani pericolose e scellerate». Applausi caldissimi.

APPLAUSI anche per il maestro Citto Maselli e per Paolo Pietrangeli, autore di Contessa (ha fatto mille altre cose nella vita, ma in una piazza così quelle note sono irrinunciabili). «Se ci sono Maselli e Pietrangeli vuol dire che siamo dalla parte giusta», annuncia l’autrice satirica Francesca Fornario che presenta la kermesse. Pietrangeli però avverte: «Ma se stavolta non vinciamo non ci vengo più». Fuori programma parla Ginevra Bompiani, editrice e scrittrice: «Vogliono farci vivere nella paura, e paura in effetti abbiamo: che rubino il futuro ai nostri ragazzi». Chiude Marilena Grassadonia, ex presidente delle famiglie Arcobaleno: «Ho fatto la battaglia per i diritti civili e sociali per strada. Andiamo a a contaminare le istituzioni e la politica, l’attacco alle donne è il disegno dei nazionalisti di tutta Europa, ed è la cosa più grave che sta succedendo in questo paese».


02 – ALCUNI NUMERI PER RACCONTARE L’ATTIVITÀ DEI NOSTRI 73 RAPPRESENTANTI NELL’ULTIMA LEGISLATURA. LEGGI IL REPORT “EUROPARLAMENTARI ITALIANI

16, EUROPARLAMENTARI ITALIANI HANNO RICOPERTO POSIZIONI CHIAVE. Non tutti gli europarlamentari sono uguali: alcuni ricoprono ruoli più rilevanti di altri. Si tratta delle cosiddette posizioni chiave. Sapere chi le ricopre è importante per individuare quali paesi, gruppi o singoli parlamentari hanno un reale peso politico all’interno del parlamento. Scopri le posizioni chiave in Europa
1/4 , DEGLI ITALIANI HA PARTECIPATO A OLTRE IL 95% DELLE VOTAZIONI. Per valutare quanto lavorano gli europarlamentari si possono considerare presenze e assenze alle votazioni elettroniche. La posizione dell’Italia rispetto agli altri paesi dell’Unione non è positiva: con una partecipazione media dell’87,13% siamo diciannovesimi, su 28 paesi. Scopri i partiti più presenti

45,96%, LA PERCENTUALE DI VOTI RIBELLI ALL’EUROGRUPPO DI APPARTENENZA DEI 5STELLE. Poiché non c’è vincolo di mandato, i parlamentari sono liberi di votare come ritengono opportuno. Gli eurodeputati italiani sono stati molto fedeli alle indicazioni del partito nazionale e poco al gruppo del parlamento europeo. Sono in particolare M5s e Lega ad avere un’alta percentuale di voti ribelli rispetto al gruppo. Vedi il dettaglio

8 su 100, NELLA CLASSIFICA DEI PIÙ INFLUENTI DELLA LEGISLATURA SONO ITALIANI. Votewatch ha stilato una classifica degli europarlamentari più influenti della legislatura appena conclusa. A ogni deputato è assegnato un punteggio, sulla base di tre indicatori principali: definizione delle relazioni del parlamento, ruoli di leadership all’interno degli organi parlamentari e potere politico. Guarda la classifica
279, SEDUTE PLENARIE DEL PARLAMENTO EUROPEO NELL’ULTIMA LEGISLATURA (2014-2019). Il parlamento europeo si riunisce ogni mese nella sede di Strasburgo per una seduta plenaria con una tornata di quattro giorni. È nel corso di queste sedute che si svolgono le attività più importanti del parlamento europeo. Leggi l’analisi completa


03 – L EUROPA CHE VERRÀ, SARÀ QUELLA CHE DECIDIAMO NOI CON IL NOSTRO VOTO. E OGNI VOTO CONTA. (di On. Angela Schirò )
Oggi e domani, noi italiani residenti nei Paesi dell’UE, votiamo presso i seggi organizzati dai Consolati. Con il nostro voto, decidiamo quale Europa vogliamo: quella della libertà, della democrazia e della solidarietà o quella dei nazionalismi, dei muri, della paura.
Per il Parlamento Europeo, vi invito a votare la lista PD-Siamo europei, per una vera integrazione politica europea, per costruire l’Unione Europea del sociale, dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione, con al centro la persona e le ragioni della convivenza solidale e pacifica.

Care amiche e cari amici,
Per noi italiani che viviamo l’Europa, il voto di questo fine settimana è un diritto al quale non possiamo rinunciare.
L’Europa è la nostra casa e abbiamo il dovere di difenderla dai sovranisti e dalle correnti di antipolitica e di xenofobia che hanno un unico obiettivo: destabilizzarla e indebolirla.
La sovranità assoluta, tanto invocata dai sostenitori della Brexit (e che ha tanti imitatori anche nel nostro paese), ha già mostrato tutti i suoi limiti e nessun Paese, da solo, può affrontare le sfide della globalizzazione, del confronto commerciale, economico e tecnologico, ma anche politico e sociale con le grandi potenze, Usa e Cina.
L’EUROPA CHE VERRÀ, DUNQUE, SARÀ QUELLA CHE DECIDIAMO NOI CON IL NOSTRO VOTO. E OGNI VOTO CONTA.
Le prossime consultazioni europee si giocheranno sostanzialmente sue due motivi:
1) portare nel Parlamento uno schieramento di forze democratiche pronte a rinnovare le politiche europee spostando l’asse di equilibrio dalle politiche di risanamento e di salvaguardia finanziaria alle politiche sociali e di sviluppo territoriale;
2) scongiurare il rischio che i sovranisti e populisti distruggano l’Europa che abbiamo costruito in oltre cinquant’anni di vita, la isolino nel contesto internazionale e la frammentino in entità chiuse e ripiegate in loro stesse.
Dal modo come questi nodi saranno sciolti dipendono non solo la situazione e le prospettive di ognuno dei popoli ai quali apparteniamo, ma gli stessi equilibri internazionali.
Il mondo ha bisogno di un’Europa democratica, rispettosa dei diritti umani ed equilibratrice. Non siamo, dunque, di fronte ad una qualsiasi scadenza elettorale, ma a un passaggio epocale che riguarda la difesa dei valori di fondo della democrazia e gli equilibri internazionali.
Noi italiani abbiamo “il privilegio” di non dovere guardare nella palla di cristallo per indovinare che cosa accadrebbe se vincessero le forze sovraniste e populiste perché, purtroppo, da noi sono al governo da ormai un anno.
La prima reazione di queste forze che legano la ricerca del consenso ad uno sfrenato propagandismo è quello di approvare, costi quel che costi, i loro provvedimenti-bandiera. Senza pesare le compatibilità generali con lo stato delle finanze, la congiuntura economica internazionale e quella interna, la necessità di non stravolgere le regole finanziarie della stessa UE. Per non parlare delle ricadute sociali di certe scelte, da noi ampiamente discusse in ambito parlamentare. Basti pensare agli aspetti paradossali del Reddito di cittadinanza, un sussidio che è contro la povertà, ma colpisce gli esclusi; obbliga alla mobilità forzata; penalizza le famiglie numerose e i senza fissa dimora; esclude gli stranieri extracomunitari residenti da meno di 10 anni.
Un secondo campo di verifica, non meno allarmante, è quello dei diritti umani, con riferimento soprattutto alla vicenda dei migranti.

Il corpo del migrante bambino ripescato nel Mediterraneo con la pagella scolastica cucita del giubbotto e le disperate invocazioni provenienti da coloro che in Libia sono oggetto di ogni forma di violenza sono capi di accusa morali e umani che segneranno in modo indelebile, per sempre, la disumanità e la mancanza di etica delle azioni del governo gialloverde. Si aggiunga poi il fatto che con il Decreto “Sicurezza” decine di migliaia di persone, regolarmente accolte per motivi umanitari, sono state messe in strada, diventando massa di reclutamento per gli “imprenditori” dell’illegalità.
Questo governo, che non manca di rivendicare quotidianamente il proprio obiettivo di riformare le politiche europee dell’immigrazione, è completamente assente dalla scena europea. Lega e M5S hanno sempre boicottato la riforma del Regolamento di Dublino volta a garantire il ricollocamento obbligatorio e automatico dei richiedenti asilo tra gli stati membri dell’Ue, conformemente al principio di equa ripartizione delle responsabilità sancito dal Trattato sul funzionamento dell’Ue. Dall’insediamento del governo Lega-M5s, il ministro Salvini ha partecipato a un solo vertice europeo – sui sei convocati – in cui era in discussione la riforma di Dublino. L’impegno rivendicato dal M5s e dalla Lega non risulta nemmeno in occasione del voto sulla riforma del regolamento di Dublino al Parlamento europeo. I rappresentati del M5s hanno votato contro, mentre quelli della Lega si sono astenuti. Non solo. Anche nell’ambito delle commissioni del PE, la Lega non ha mai partecipato a nessuna delle 22 riunioni di negoziato che si sono tenute nel corso di due anni.
Ecco, per onestà, dobbiamo dirci che il dossier dei migranti non esiste solo sul tavolo del governo giallo-verde ma anche sul tavolo delle istituzioni europee e dei governi dell’Unione.
Certo, non esistono soluzioni miracolistiche, ma nel campo dei diritti umani, soprattutto quando è in gioco la vita delle persone, non ci si può girare dall’altra parte.
I danni che questo spirito di contrapposizione e di esclusione può determinare alla coesione di una comunità transnazionale come quella italiana li possiamo vedere anche come italiani all’estero.
Il “prima gli italiani”, ad esempio, dove per “italiani” s’intendono solo quelli metropolitani, ha determinato l’esclusione di coloro che volessero tornare ed utilizzare il reddito di cittadinanza per reinserirsi in un percorso lavorativo in Italia. La diffidenza per lo straniero e l’intento di ostacolarlo ad ogni costo ha provocato la richiesta del requisito del possesso certificato della lingua italiana per richiedere la cittadinanza per matrimonio. E così per le macchine con targhe estere, che possono provocare legnate ai loro possessori anche quando si tratti di frontalieri o di familiari di emigrati.

A CHI GIOVA TUTTO QUESTO?
Con altrettanta chiarezza, però, dobbiamo dire che molte cose sono da rivedere anche tra di noi.
L’Europa, in sostanza, va difesa dai sovranisti, dall’antipolitica e dalla xenofobia, ma così com’è non va bene: deve cambiare.

LA ROTTA DA SEGUIRE NON È DIFFICILE DA INDIVIDUARE, SEMMAI È DIFFICILE DA APPLICARE.
LA SOLIDARIETÀ, I DIRITTI, IL LAVORO, LA SFIDA AMBIENTALE DEVONO ESSERE LA NOSTRA STELLA POLARE.
Affrontare la nodale questione del lavoro, in particolare delle giovani generazioni, della sua precarietà, dei livelli di retribuzione, della sua qualità in relazione agli studi fatti e alla professionalità acquisita, significa non solo rispondere alle urgenze sociali di oggi, ma anche costruire il futuro di un’Europa più equa e più dinamica.
Il modello di welfare europeo è stato uno dei punti più alti della civiltà sociale del pianeta. Non possiamo avere nostalgie per il passato, ma non possiamo smarrire la strada che i nostri genitori hanno aperto.

PER QUESTO, L’EUROPA CHE VERRÀ PER NOI DOVRÀ AVERE IL CORAGGIO DI INVENTARE IL FUTURO DEI GIOVANI MA ANCHE UNA PROFONDA RADICE DI DEMOCRAZIA E DI GIUSTIZIA SOCIALE.

Per questo, è necessario vincere la delusione e l’intenzione di non partecipare.
È necessario convincersi e convincere i propri conoscenti che mai come in questo momento è importante votare ed esprimere un voto di difesa della democrazia, di costruzione del futuro e di speranza.

COME E DOVE VOTARE
I cittadini italiani residenti nei paesi dell’UE possono votare per le liste italiane, recandosi presso i seggi organizzati sul territorio dal proprio Consolato di riferimento.
I seggi sono aperti: venerdì 24 e sabato 25 maggio.
Gli orari dei seggi sono diversi nei singoli Consolati.
Indirizzo e orari di apertura precisi si trovano sul sito del proprio Consolato.
Se non hai ricevuto a casa il certificato elettorale devi chiedere il duplicato all‘ufficio elettorale del Consolato al più presto.

COME SI VOTA
– Traccia una croce sul simbolo del Partito.
– Si possono esprimere fino a tre preferenze, facendo attenzione a votare almeno un uomo ed una donna. Se si vota solo uomini (o solo donne) le preferenze vengono annullate. Consulta la lista dei candidati appartenenti alla tua area geografica di provenienza.

Coloro che desiderano votare in Italia pur essendo residenti in un Paese membro dell’Unione Europea devono presentare richiesta, entro il giorno precedente le elezioni in Italia, al Sindaco del Comune italiano nelle cui liste elettorali sono iscritti


04 – SOTTO LA PELLE DELL’AGNELLO DEL REGIONALISMO DIFFERENZIATO SI NASCONDE IL LUPO DELLO STRAVOLGIMENTO DELLA COSTITUZIONE, Alfiero Grandi su www.jobsnews.it
L’autonomia regionale differenziata, voluta con insistenza dalla Lega, è esattamente questo. Con la definizione soft di “attuazione” si cerca di fare passare una vera e propria rottura istituzionale e politica dell’Italia, che finirebbe con il manomettere la nostra Costituzione. Questo tentativo va bloccato.
Infatti la Lega, che oggi ha abbandonato la specificazione Nord, cerca di fare passare, mentre vuole presentarsi come un partito a dimensione nazionale, i vecchi obiettivi di quando era Lega Nord, con buona pace degli elettori delle altre regioni letteralmente presi in giro da queste scelte.
Non potendo pretendere di modificare la Costituzione facendo della Lombardia, del Veneto e in una certa misura dell’Emilia regioni a statuto speciale come quelle oggi previste dalla Costituzione il “genio” leghista cerca di arrivarci senza dirlo.
Se non è ancora una secessione a tutto tondo è certamente una frattura profonda tra le diverse regioni, con l’ambizione di ottenere più risorse e poteri per Lombardia e Veneto, abbandonando a sé stesso il Sud. Un documento fatto approvare da Zaia in Veneto tradisce che l’ambizione è ottenere che il 90 % delle entrate dello stato resti nella regione, perfino più dei precedenti obiettivi.
E’ vero che la riforma della Costituzione del 2001, fatta dal centro sinistra, non è stata una scelta felice. Infatti fu approvata alla fine della legislatura con la speranza di guadagnare voti che per di più non sono mai arrivati, tanto è vero che il centro sinistra perse qualche mese dopo le elezioni.

La modifica della Costituzione del 2001 si è rivelata infelice sotto almeno due profili. Il primo è la cosiddetta legislazione concorrente tra stato e regioni che ha creato confusione e che ha finito con l’intasare di ricorsi la Corte costituzionale. Il secondo è appunto l’autonomia differenziata, purtroppo definita in modo che ricorda la pelle di zigrino e viene interpretato dalla Lega come la possibilità, ad esempio, di passare dallo Stato alle regioni i poteri sulla scuola pubblica, cioè poteri tipicamente statali.

Il governo Gentiloni non ha resistito a ripetere, diabolicamente, l’errore del 2001. Infatti proprio quando il governo Gentiloni non aveva più i poteri per farlo, a poche settimane dalle elezioni, ha siglato pre-accordi con Lombardia, Veneto ed Emilia sull’autonomia differenziata. Accordi che avrebbero dovuto portare voti e invece hanno portato di nuovo la sconfitta e per di più hanno regalato alla Lega argomenti per le pretese attuali.

Cosa ci fa l’Emilia Romagna in mezzo ai suoni leghisti è poi un mistero non del tutto chiarito.

Comunque sia, malgrado gli errori evidenti compiuti, va contrastata con determinazione la proposta di autonomia differenziata che la Lega porta avanti e che lambisce la secessione, rompe l’unitarietà dei diritti fondamentali che dovrebbero essere garantiti ai cittadini italiani, e non solo, in materia di scuola, di sanità, di lavoro, di ambiente, ecc.Questa autonomia differenziata rischia di allargare la distanza tra Nord e Sud nel nostro paese proprio quando dovrebbero esserci politiche regionali per avvicinare il futuro delle diverse aree del nostro paese, per dare slancio ad una ripresa economica che malgrado tante chiacchiere non c’è.

Purtroppo nelle forze politiche la resistenza alle pretese leghiste è poco affidabile. Nella maggioranza ci sono resistenze dei 5 Stelle ma abbiamo già visto altre volte che dopo roboanti dichiarazioni c’è stata la capitolazione, nell’opposizione prevale a destra il tatticismo e a sinistra pesa purtroppo il condizionamento degli errori fatti, un imbarazzo paralizzante.

Occorre che sia la società a prendere la guida della resistenza alla disgregazione del nostro paese, abbastanza in sintonia con quanto fa capire il Presidente della Repubblica.

Se è vero che diritti e stato sociale sono stati un collante formidabile è evidente che lacerare questo tessuto porterebbe a conseguenze gravi, per certi versi imprevedibili.

Fino a qualche mese fa c’era silenzio, complice la tesi dei Ministri leghisti che la materia doveva restare riservata, se non addirittura secretata come certi atti dei giudici, e il parlamento doveva approvare tutto a scatola chiusa, come del resto era già stato costretto a fare con la legge di bilancio 2019. I partiti in parlamentari sembravano attoniti, rassegnati.

La fantasia leghista si è sbizzarrita cercando di dipingere gli accordi tra governo e regioni alla stregua di accordi dello stato con le confessioni religiose, quindi inemendabili: il parlamento avrebbe potuto solo prendere o lasciare.

Il lavoro di associazioni, di alcuni intellettuali, di pochi giornalisti ha finito con il portare alla luce la verità di questo furto con destrezza ai danni dell’unità nazionale. Per di più tentata da un partito che si autodefinisce nazionale e sovranista. Anzichè prima gli italiani siamo arrivati rapidamente a prima i veneti o i lombardi, ben sapendo che in realtà non si tratta di tuttti i veneti o di tutti i lombardi ma delle classi dirigenti che vogliono più risorse a loro disposizione e più poteri per la loro politica regionale. Si finge di dimenticare che le regioni, in particolare quelle di cui si parla non ha dato grandi prove di comportamenti etici. Non c’è solo la nuova tangentopoli lombarda (in regione, a Lodi) ma va ricordato che Cota, Formigoni, Galan, presidenti delle 3 regioni del Nord, hanno avuto tutti guai più o meno impegnativi con la giustizia. Quindi il problema della corruzione, di comportamenti illeciti è radicato anche – purtroppo – nelle regioni perchè la penetrazione della criminalità ha coinvolto settori importanti della politica e dell’economia delle regioni del nord.

Contrapporre stato e regioni è un grave errore. Tutti dovrebbero fronteggiare insieme la criminalità e i guasti che sta facendo nel costume e nell’economia, ma non è così.

La richiesta di più poteri, forse perchè i presidenti delle regioni vogliono meritare il titolo di governatore, è diventata bulimica, senza alcun serio criterio istituzionale. Tutto fa brodo.

Per questo il Ministero dell’Economia ha messo nella partita dell’autonomia differenziata il vincolo dell’invarianza totale dei costi, ne deriva che se qualche regione avrà più risorse, altre ne avranno meno. Questo è la verità nascosta e il risultato di questa manovra, se andrà in porto. I diritti delle persone saranno condizionati dalla targa regionale. Per cercare di evitare le reazioni delle altre regioni ci si è inventati la via di accordi a due tra governo e singole regioni, le altre sapranno la verità quando tutto sarà concluso e non avranno strumenti per intervenire.

Quando in passato Confindustria svolgeva un ruolo forte avrebbe fatto sentire che le imprese sono terrorizzate di dover fare i conti con 20 normative diverse su materie di questo rilievo. Se poi dovesse passare anche un qualche potere sul sistema di tassazione avrebbero ragione di essere preoccupate. Dopo la concorrenza fiscale tra stati europei ci manca solo la concorrenza tra regioni.
Non è vero che i referendum regionali hanno creato dei diritti. Già la Corte aveva tolto le unghie ai quesiti di quelle discutibili consultazioni. Non c’è alcun automatismo con quello che sta portando avanti la Ministra Stefani sotto dettatura di Zaia e l’appoggio di Salvini.
L’Italia dovrebbe fare di più sistema nel mondo globale, semmai accordarsi più e meglio con il resto dell’Europa. L’idea del fai da te delle piccole regioni italiane porterebbe a non contare nulla e a dover subire tutti i condizionamenti dei poteri finanziari internazionali. Dove sarebbe il vantaggio Veniamo alla scuola, un pilastro dell’unità nazionale. Fino ad un certo punto lo è stato quasi da sola, poi insieme ad altri punti forti di formazione dell’identità nazionale e comunque ha tuttora un ruolo insostituibile come dimostra l’esperienza di altri paesi. Un sistema pubblico di istruzione è un punto forte, non una debolezza, semmai in altri settori come la sanità dovrebbe essere chiarito che ci sono parametri nazionali da rispettare e non possono esserci 20 sanità diverse.

Dopo le elezioni europee è prevedibile che la Lega torni all’attacco. Certo dipenderà anche dai risultati elettorali. Tuttavia occorre preparare fin d’ora una strategia di unificazione delle contrarietà a questa autonomia differenziata a trazione leghista, perchè se dovesse passare dopo sarà pressochè impossibile cambiare in tempi brevi, in quanto dopo l’approvazione delle camere e l’entrata in vigore degli eventuali accordi non sarà possibile sottoporli a referedum abrogativo e quindi le modifiche diventeranno possibili se non con l’accordo della regione interessata. Oppure in un quadro di modifiche costituzionali più impegnativo come potrebbe essere il presidenzialismo. Troppi dimenticano che il presidenzialismo è nel programma del centro destra, che Salvini ha fatto di tutto per proporre una sorta di con me o contro di me permanente. Tutto questo tradisce che all’elezione diretta del Presidente ci sta pensando, aspetta solo l’occasione per calare l’asso. Se a qualcuno l’idea di un populismo salviniano non piace è avvertito, meglio che si attrezzi fin da ora partecipando attivamente alla costruzione di un movimento contro questa autonomia differenziata. (Alfiero Grandi)


05 – SCHIRÒ (PD) – ELEZIONI EUROPEE: GARANTIRE LA PIÙ AMPIA PARTECIPAZIONE AL VOTO DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO. INTERVENTO IN AULA SUL VOTO IN GERMANIA Roma, 17 maggio 2019
Camera dei deputati. A pochi giorni di distanza dalle elezioni europee, ho deciso di intervenire in Aula per farmi interprete della situazione di difficoltà in cui si trovano molti elettori italiani residenti in Germania, in particolare nella Circoscrizione consolare di Monaco di Baviera, che hanno deciso di esercitare il proprio diritto di voto recandosi – come la legge consente – presso i seggi e le sezioni organizzate dai Consolati.
La situazione di difficoltà – che come deputata PD avevo ampiamente previsto – è dovuta alla drastica riduzione dei fondi stabiliti dalla legge di bilancio 2019 per questo fondamentale esercizio di un diritto di cittadinanza.
In Germania, i seggi sono stati ridotti del 45% (da 110 a 61) e a Monaco da 10 a 8, con conseguente taglio delle sezioni elettorali da 34 a 25. Conseguentemente, anche i criteri di organizzazione territoriale dei seggi sono stati condizionati da queste logiche di riduzione e di razionalizzazione.
Il criterio seguito nella circoscrizione consolare di Monaco è stato quello dell’accorpamento per codici di avviamento postale (PLZ) che, tuttavia, ha determinato l’iscrizione di un consistente numero di connazionali in seggi lontani dalla propria residenza, raggiungibili dunque solo a costo di notevoli sacrifici. Molti connazionali hanno espresso il proprio disagio per quello che si sta rivelando come un obiettivo ostacolo alla partecipazione al voto.
Considerando il pochissimo tempo che resta, con l’intervento di oggi, ho inteso fare un estremo appello al Governo affinché almeno le disfunzioni più macroscopiche siano superate e non si penalizzi in partenza la partecipazione ad una consultazione elettorale di estrema delicatezza, qual è quella delle prossime europee.
Per quanto riguarda Monaco, in particolare, – pur riconoscendo l’impegno profuso dal Console e da tutto il personale impegnato in compiti operativi – auspico che si faccia ogni sforzo affinché almeno località come Neubiberg, Ottobrunn e altre zone contigue siano riferite a seggi meno distanti.
L’Unione europea è la nostra casa comune e gli italiani residenti – che ne sono testimoni privilegiati – devono poter esercitare pienamente il diritto di scelta sul suo futuro. Al di là dell’importante appuntamento elettorale, resta comunque al centro della discussione la tendenza alla compressione e alla riduzione del diritto di voto degli italiani all’estero che nelle forze di questa maggioranza ha trovato i suoi interpreti più convinti.
On. Angela Schirò – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA
Tel. 06 6760 3193 Email: schiro_a@camera.it


06 – VENEZUELA, SOTTOSEGRETARIO MERLO ANNUNCIA DA CARACAS LA RIAPERTURA E IL POTENZIAMENTO DEL CONSOLATO DI MARACAIBO. L’incontro con la comunità italiana al Centro italo-venezuelano: “Dobbiamo già cominciare a pensare a come essere protagonisti in un prossimo futuro della ricostruzione politica, morale, economica e sociale del Venezuela”, ha detto Merlo; queste parole sono state molto applaudite da parte dei connazionali presenti.
Il Sen. Ricardo Merlo, Sottosegretario agli Esteri, è giunto nella scorse ore a Caracas per partecipare al Gruppo di contatto ristretto sulla crisi in Venezuela e ha già avuto un incontro con la comunità italiana e i suoi principali esponenti presso il Centro Italo-venezuelano della città.
All’evento con i connazionali erano presenti, tra gli altri, l’Ambasciatore d’Italia in Venezuela Silvio Mignano, i consoli di Maracaibo e Caracas, il presidente del Comites Ugo Di Martino e il Consigliere CGIE Nello Collevecchio.
Tra importanti misure di sicurezza, a causa della difficile situazione che vive il Paese, Merlo è giunto al centro italo-venezuelano dove ad attenderlo vi erano oltre 250 connazionali, tutti desiderosi di ascoltare attraverso le parole del Sottosegretario la posizione del governo italiano e le misure che l’Italia ha intenzione di mettere in atto per salvaguardare la propria comunità nel Paese del Sud America che vive da tempo una crisi senza precedenti.
Nell’occasione è stata annunciata la riapertura del Consolato di Maracaibo, sottolineando che verrà potenziato con un maggior numero di personale per offrire servizi efficienti e tempestivi.
Allo stesso tempo si è anticipato che il governo italiano sta valutando il cambio delle sedi dei consolati di Maracaibo e Caracas che saranno sostituite da strutture più moderne, spaziose, sicure e adeguate ai tempi.
“Dobbiamo già cominciare a pensare a come essere protagonisti in un prossimo futuro della ricostruzione politica, morale, economica e sociale del Venezuela“, ha detto Merlo; queste parole sono state molto applaudite da parte dei connazionali presenti.
Il Sottosegretario ha poi descritto il programma di lavoro che sta portando avanti come esponente del governo per gli italiani nel mondo, e in particolare per quelli del Venezuela, anche con riferimento alla rete consolare e ai servizi necessari.
Oggi Merlo continuerà il lavoro insieme agli altri paesi Europei. L’agenda si mantiene molto riservata. Fonte: Italia chiama italia


7 – NUOVO SISTEMA DI PRENOTAZIONE CITTADINANZA A BUENOS AIRES, MERLO: “CONTINUIAMO LA BATTAGLIA CONTRO LE MAFIE DEGLI APPUNTAMENTI”
Il Sottosegretario agli Esteri, presidente del MAIE: “Questo sistema ci consentirà di rafforzare ulteriormente la battaglia contro quelle che abbiamo già definito le mafie degli appuntamenti, che noi vogliamo arrivare a sterminare”
A partire da giugno, in una data da confermare al più presto, il Consolato Generale di Buenos Aires inizierà una modalità sperimentale per la prenotazione dei turni di cittadinanza per ricostruzione. Stiamo parlando di cittadinanza ius sanguinis, naturalmente.
Il nuovo sistema prevede l’utilizzo dell’applicazione di videochiamata “WhatsApp”. A questo nuovo servizio verranno abilitati due numeri di telefono che consentiranno agli interessati di poter entrare in contatto con il consolato in modo molto più rapido e diretto, permettendo loro di fissare un appuntamento più velocemente.
Soprattutto, “questo sistema – spiega il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo – ci consentirà di rafforzare ulteriormente la battaglia contro quelle che abbiamo già definito le mafie degli appuntamenti, che noi vogliamo arrivare a sterminare”.
Infatti, prosegue Merlo, “la persona interessata deve effettuare personalmente la chiamata: il servizio è personale e non trasferibile a familiari o terzi. Insomma, chi chiama dovrà metterci la faccia e inoltre dovrà essere in possesso di un documento d’identità aggiornato, che verifichi la residenza minima di sei mesi nella nostra circoscrizione consolare e che consenta l’identificazione della persona che effettua la chiamata”.
“Continuiamo a lavorare, insieme all’Ambasciatore Giuseppe Manzo e il Console Riccardo Smimmo in Argentina, e con tutta la nostra rete consolare nel mondo, per migliorare i servizi consolari destinati ai nostri connazionali – sottolinea il membro del governo italiano -, perché anche così si migliora la qualità di vita di chi vive all’estero. Migliorare i servizi consolari per i nostri italiani – conclude il Sottosegretario – resta una delle priorità di questo governo in tema italiani all’estero”.
Fonte: Italiachiamaitalia


8 – L’ON. FRANCESCA LA MARCA PARTECIPA A NOTO (SR) ALL’INAUGURAZIONE DELLA 40° EDIZIONE DELL’INFIORATA E DI CASA AMERICA.
La città in provincia di Siracusa, come è noto, conosciuta in tutto il mondo per il barocco e per il fascino della sua storia architettonica e culturale, da quarant’anni aggiunge a queste sue doti anche la bellezza e la suggestione dell’Infiorata, quest’anno dedicata ai Siciliani in Nord America.

L’On. La Marca, nel pomeriggio di venerdì 17, è stata tra gli ospiti d’onore all’incontro con le autorità comunali al municipio e ha partecipato alla successiva sfilata nonché al taglio del nastro della 40° edizione. Presenti la Console statunitense di Napoli, la Vice Ambasciatrice canadese presso la Santa Sede, il Consigliere Giovanni De Vita per conto del MAECI, l’On. Fucsia Nissoli, diversi sindaci di comuni contermini e personalità di rilievo, di origine siciliana, che si sono distinti nella vita politica, sociale e culturale degli Stati Uniti.

Successivamente c’è stata l’inaugurazione di “Casa America”, nel corso della quale la parlamentare ha rivolto il suo saluto ai presenti.

Nel suo intervento, La Marca, dopo avere manifestato da siciliana di origine e da rappresentante della comunità italiana in Nord America la gioia e l’emozione di essere in un contesto così bello e significativo, ha auspicato che “Casa America” possa esprimere tutti i suoi significati: dall’intreccio della bellezza e della storia della Sicilia con lo spirito d’iniziativa nordamericano all’incontro di tutti i siciliani ovunque residenti; dal viaggio come metafora di una vita migliore alla solidarietà verso tutti quelli che cercano l’ “America”, gli italiani oltreoceano e altri popoli in Italia.

La parlamentare, inoltre, ha richiamato anche la sua mozione calendarizzata alla Camera sull’apporto degli italiani all’estero alla ripresa del Mezzogiorno, affinché la grande potenzialità dell’emigrazione sia valorizzata e bene utilizzata.

Concludendo, l’on. La Marca ha auspicato che “Casa America” diventi una concreta occasione di incontro per tutti i siciliani, ovunque risiedano, e un luogo di progettualità e di iniziativa a beneficio dell’intera Sicilia.
Dopo la presentazione di un libro contenente storie di vita di siciliani in America, la giornata si è chiusa con l’inaugurazione della mostra di un grande fotografo di origine siciliana, Santi Visalli.

L’indomani, nel bel teatro di Noto, si è svolto un programma di performance di varia natura di giovani artisti di Noto dedicato all’emigrazione. Nell’occasione, la parlamentare ha ricevuto un riconoscimento, assieme ad altri ospiti d’onore presenti, da parte delle autorità locali.
L’on. La Marca ha espresso la sua gratitudine, dedicando il premio alla grande famiglia dei siciliani del Nord America alla quale è onorata di appartenere.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America


09 – VENEZUELA. SENZA USA NÉ POPOLO, GUAIDÓ SI ARRENDE: DIALOGO CON MADURO. L’AUTOPROCLAMATO PRESIDENTE ACCETTA COLLOQUI PRELIMINARI A OSLO CON CARACAS. IL GOVERNO VENEZUELANO PROPONE ELEZIONI LEGISLATIVE ANTICIPATE, UE CONTRARIA.
La conferma ufficiale dell’avvio di colloqui preliminari a Oslo tra l’opposizione e il governo Maduro ha acceso per la prima volta la speranza di una soluzione pacifica del conflitto in corso. Ma che l’apertura alle trattative da parte di Juan Guaidó rifletta la disperazione del leader di estrema destra lo riconosce anche il New York Times: «Indebolito e incapace di trovare una rapida soluzione alla crisi politica che attanaglia il Venezuela, il leader dell’opposizione è stato costretto a considerare la possibilità di negoziare con Maduro».
Un cambio di rotta – evidenzia il Nyt – che rappresenta «un momento cruciale per l’opposizione», il cui slancio iniziale si è «quasi dissipato» dinanzi alla capacità del presidente di «mantenersi saldamente al potere anche mentre il paese crolla intorno a lui».
In pubblico Guaidó ha cercato di tenere il punto, garantendo che non si presterà a falsi negoziati e ripetendo il ritornello di sempre: «Fine dell’usurpazione, governo di transizione, elezioni libere». Ma è evidente che, se si trattasse solo di questo, non avrebbe mandato i propri rappresentanti a Oslo.
A febbraio, quando la «fine dell’usurpazione» gli sembrava a portata di mano, non aveva avuto problemi a rispondere picche alla convocazione da parte dei governi dell’Uruguay e del Messico di una conferenza internazionale diretta a stabilire «un nuovo meccanismo di dialogo» con l’inclusione di tutte le forze venezuelane.
Da allora, però, Guaidó è passato dalla fallimentare Operazione Cúcuta del 23 febbraio, quella del super pubblicizzato ingresso degli aiuti umanitari «sì o sì», alla disastrosa Operazione libertà, culminata con il suicidio politico del tentato golpe del 30 aprile.
E nel frattempo, mentre le reti sociali si sono riempite di immagini e commenti satirici sull’inconcludenza del ribattezzato «venditore di fumo», le piazze si sono svuotate di sostenitori. Tant’è che la Cnn, implacabilmente anti chavista, ha dovuto prendere atto, evocando un possibile «tramonto di Guaidó»: alla protesta dell’opposizione dell’11 maggio non c’erano quasi partecipanti. L’autoproclamato presidente è rimasto senza cartucce da sparare: senza governo, senza esercito, senza popolo e, dopo il fallito golpe, senza più i suoi collaboratori, finiti in carcere, fuggiti dal paese o corsi a rifugiarsi nelle ambasciate straniere.
Senza più poter confidare neppure in un intervento militare Usa, pur apertamente invocato: come evidenzia ancora la Cnn, le critiche esplicite di Trump alla strategia interventista di Bolton hanno «raffreddato in maniera quasi letale» l’opzione del ricorso alle armi.

Non rimaneva altra strada a Guaidó, per non venire definitivamente cancellato dalla scena politica, che rimangiarsi la parola, aprendo a quella trattativa a cui – aveva garantito – le «forze democratiche» non avrebbero «in nessun modo» accettato di partecipare.

Cauto ottimismo è stato espresso da Maduro, che sul dialogo si è sempre mostrato disponibile. Ma se per il presidente i colloqui «per costruire un’agenda di pace per il paese» sono cominciati «con il piede giusto», la sua proposta di indire elezioni legislative anticipate, offrendo all’opposizione la possibilità di «misurare la propria forza con il voto», sembra un azzardo.

Non a caso è arrivata la bocciatura della Ue, secondo cui la crisi non potrà essere risolta «sciogliendo l’Assemblea nazionale», ma solo con «lo svolgimento di presidenziali giuste e libere». Contrario a ogni forma di dialogo si è detto il segretario generale dell’Oea Luis Almagro: «Qui non si tratta di un conflitto tra due parti, ma della via per uscire da una dittatura e restituire le garanzie fondamentali alla gente».


10 – BERLINGUER, UN COMUNISTA PARTICOLARE ( Di Rossana Rossanda Da Il Manifesto)
IN QUESTI GIORNI È USCITO SU REPUBBLICA, A FIRMA DI EUGENIO SCALFARI, UN RICORDO MOLTO AMICHEVOLE DI ENRICO BERLINGUER. MI PERMETTO PERÒ DI OSSERVARE CHE EGLI NON AVREBBE ACCETTATO LA DEFINIZIONE DI “LIBERALE” CHE NE DÀ SCALFARI.
La parola ha infatti un significato molto preciso nel secolo scorso e non è così che Berlinguer si sarebbe definito; la sua diversità è proprio nell’essere stato un comunista di un tipo particolare. Può darsi che Scalfari intendesse alludere alla sua speranza di poter modificare in modo non oppressivo le regole della vita interna del partito; ma non gli fu possibile per la avversione della maggior parte del partito medesimo a questa ipotesi.

Allo stesso modo, non penso che sia esatto dire di Giorgio Amendola che “in politica estera avrebbe difeso l’Urss”: quello che ricordo con precisione è che Amendola (credo in riferimento alla tesi berlingueriana sull’ombrello Nato) dicesse: “Come alle spalle della borghesia italiana ci sono gli Stati uniti alle nostre spalle c’è l’Unione sovietica”. Non si risparmiava di dire che, salvo su questa collocazione in termini geopolitici al tempo delle due superpotenze, in Unione sovietica non avrebbe mai voluto vivere. E certo non era d’accordo con la politica estera dell’Unione sovietica nei confronti degli stati del suo campo (casi dell’Ungheria, e più recentemente della Cecoslovacchia), mentre non ebbe il tempo di esprimersi nei rapporti con l’Urss, essendo venuto a morire circa dieci anni prima della fine dell’Urss.
Amendola non era persona che la mandasse a dire: era perfino brutale nelle sue inimicizie, come noi del manifesto abbiamo motivo di sapere.
Certo, gli eredi del Pci, Ds, Pds, e infine Pd, non si sono sforzati di farne una storia, ed è una loro grave mancanza; ma su quanto sopra è possibile agevolmente documentarsi.

 

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