19 04 20 NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL ESTERO ED ALTRE COMUNICAZIONI.

AUGURI DI BUONA PASQUA A TUTTI I NOSTRI LETTORI.

01 – Un governo senza indirizzo, «salvo intese». Decreti e direttive . Mattarella ha . ragione quando segnala che i ritardi infiniti nella stesura dei decreti legge già approvati in consiglio dei ministri con la formula «salvo intese» rendono necessaria una nuova deliberazione.
02 – La banalità del male: tagliare il numero dei parlamentari. Cambiare la Costituzione rischia di essere l’inizio di un cambio profondo della democrazia del nostro paese, delle sue regole, dei suoi conflitti, della loro composizione
03 – Roma, Greta ospite del Senato.
04 – Schirò e Ungaro (PD) – dal 2019 aumenta l’età pensionabile anche per i residenti all’estero.
05 – Il caso Boeing è un riflesso dell’America di Trump. Bisogna cambiare il rapporto tra capitalismo e democrazia negli stati uniti. Il sistema attuale, basato su una filosofìa ultraliberista ostile allo stato, uccide le persone.
06 – Schirò (PD): Positive le dichiarazioni della Ministra Giulia Grillo in materia di test HIV per i minori. Ora dalle parole si passi ai fatti
07 – L’ON. LA MARCA a Toronto per la commemorazione delle vittime dell’amianto e a London per il 119esimo anniversario del club Marconi
08 – questa settimana. I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare le politiche.
09 – Due domande semplici alle sinistre. Elezioni europee. Il Pd di Nicola Zingaretti è disposto a fare proprie, a portare nelle piazze, le parole del manifesto elettorale del partito del socialismo europeo?
10 – BREXIT, il compromesso sul compromesso, nuovo rinvio al 31 ottobre.
11 – Ricardo Merlo, Sottosegretario agli Esteri e Presidente del MAIE: “Continua senza pause il lavoro per i nostri italiani nel mondo.
12 – Ricardo Merlo: “Lavorando con determinazione i risultati arrivano”

01 – UN GOVERNO SENZA INDIRIZZO, «SALVO INTESE». DECRETI E DIRETTIVE . MATTARELLA HA . RAGIONE QUANDO SEGNALA CHE I RITARDI INFINITI NELLA STESURA DEI DECRETI LEGGE GIÀ APPROVATI IN CONSIGLIO DEI MINISTRI CON LA FORMULA «SALVO INTESE» RENDONO NECESSARIA UNA NUOVA DELIBERAZIONE di Massimo Villone
Alla fine Mattarella, uomo paziente, ne ha avuto abbastanza. Ha segnalato che i ritardi infiniti nella stesura dei decreti legge già approvati in consiglio dei ministri con la formula «salvo intese» rendono necessaria una nuova deliberazione del consiglio dei ministri.
Mattarella ha ragione. Forse qualcuno eccepirà che in tal modo il Presidente interferisce in un processo politico al quale è – e deve rimanere – estraneo. Ma non dimentichiamo che il capo dello Stato emana i decreti-legge e autorizza la presentazione alle camere della legge di conversione. Potrebbe anche rifiutare l’emanazione nel caso di manifesta incostituzionalità. Ad esempio, per la mancata copertura di una spesa. Quindi, una parola potrà ben dirla.

Il punto è che l’approvazione «salvo intese» è di per sé censurabile, in specie nel caso del decreto legge. Dove finiscono i presupposti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’articolo 77 della Costituzione se passano addirittura settimane dalla deliberazione in consiglio dei ministri alla emanazione?

Ma c’è di più. Il «salvo intese» spedisce il testo in un percorso imperscrutabile e occulto, dal quale emergerà un testo. Ma le intese saranno intervenute con chi, dove, quando? Al più, ci saranno rumors e illazioni, e l’alta probabilità che alla fine tutto passi attraverso un confronto tra i due dioscuri di governo, Salvini e Di Maio.

Vengono allora meno altri due elementi che concorrono decisivamente alla solidità costituzionale del decreto: la collegialità, e la piena assunzione di responsabilità di tutto il consiglio dei ministri. Nel modello del decreto legge posto dall’art. 77 della Costituzione tutto il governo decide, tutto il governo è responsabile. Ed è ovvio che sia così, poiché dal consiglio dei ministri esce una regola giuridica che vincola immediatamente tutti i cittadini italiani con la forza della legge. Non è cosa da poco.

Quel che meraviglia davvero è che sia Mattarella a chiedere una nuova deliberazione, e non i ministri alla cui decisione e responsabilità l’esito viene imputato. Come si dice spesso, la forma è sostanza. E certo nella forma della decisione di un consiglio dei ministri si traduce la sostanza di equilibri politici generali e di coalizione. È la precarietà di questi equilibri che il «salvo intese» traduce nella deliberazione. E che pone nell’organo collegiale non ministri della Repubblica, ma ectoplasmi di governo.

La precarietà è un connotato generale del governare in gialloverde, che nasce da un «contratto» che ha giustapposto le priorità degli alleati-competitors, ma non ha generato un progetto politico condiviso. In questo momento l’Italia è un paese che ha un governo, ma, per dirla con i costituzionalisti, non un indirizzo di governo. In molti casi ne ha due, o più, o nessuno per le tante questioni non contemplate dal contratto. La cosa andrebbe affrontata nelle sedi opportune, ovviamente prima di arrivare in consiglio dei ministri, e non dopo.

La stessa precarietà spiega la sollevazione contro Salvini dei generali, che affermano – per l’ultima direttiva sui migranti – di rispondere al ministro della difesa e al capo dello Stato. Per una volta, siamo d’accordo con i generali. Al ministro dell’interno è già in larga misura riuscito il gioco di intestarsi il messaggio securitario, e vuole proseguire in fuga solitaria. Leggiamo ora di una direttiva che chiede ai prefetti di sostituirsi con propria ordinanza ai sindaci nell’adozione dei daspo urbani. Bisognerà farne un’analisi attenta, ma, a parte i dubbi sulla costituzionalità, è chiaro il messaggio che Salvini è l’unico vero argine contro minacce o turbamenti all’ordine e alla sicurezza pubblica. Ovviamente, non può essere questa la strada per attrarre sul Viminale ogni decisione sugli ingressi nel paese o sulla convivenza nelle città. Ancora cerchiamo di capire che fine abbia fatto la competenza di Toninelli, ministro delle infrastrutture, sui porti.
Nei governi che si rispettano le decisioni complesse si affrontano con intese e concerti tra ministri, e non a colpi di direttive solitarie e di comunicazione sui social. Salvini ci preoccupa. La prossima volta che torneremo dall’estero avremo momenti di ansia alla frontiera. Troveremo una direttiva Salvini che ci costringerà raminghi in terra straniera?

02 – LA BANALITÀ DEL MALE: TAGLIARE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI. CAMBIARE LA COSTITUZIONE RISCHIA DI ESSERE L’INIZIO DI UN CAMBIO PROFONDO DELLA DEMOCRAZIA DEL NOSTRO PAESE, DELLE SUE REGOLE, DEI SUOI CONFLITTI, DELLA LORO COMPOSIZIONE. I cambiamenti della Costituzione di cui si sta discutendo in parlamento aprono scenari di cui non vengono ad oggi valutate tutte le conseguenze, alcune sono certamente preoccupanti.
Si è già detto molto della cosiddetta autonomia regionale differenziata, la cui attuazione voluta dalla Lega assomiglia alla vecchia secessione di impronta leghista in Lombardia e Veneto. La Lega che si vuole accreditare come partito nazionale e per di più sovranista proprio ora preme per un’autonomia portata all’estremo di due delle regioni più importanti, al punto che il Ministero dell’Economia ha preteso che nei patti che si stanno discutendo tra Governo e quelle regioni vi sia una clausola catenaccio che vieta l’aumento della spesa, di conseguenza ogni euro in più a queste regioni verrebbe sottratto alle altre regioni, in particolare del mezzogiorno, in barba alla solidarietà tra aree più forti e ricche e aree più deboli del nostro paese. Questo ha fatto parlare di secessione dei ricchi

In questa sede tuttavia pongo l’accento sulla riduzione del numero dei parlamentari. La discussione su questa importante modifica della Costituzione è assolutamente al di sotto della sua importanza e investe direttamente – in negativo – il ruolo del parlamento. Da anni è prevalsa l’opinione che in Italia il problema di fondo sia rafforzare il ruolo del governo. Ammesso che questa riflessione avesse un fondamento anni or sono, ora il ruolo del governo è certamente debordante.

Il governo da almeno due decenni usa a piene mani i decreti legge, che come è noto entrano immediatamente in vigore e debbono essere convertiti entro 60 giorni dal parlamento.

I governi invocano ragioni di urgenza che in realtà spesso non ci sono con il risultato di intasare il lavoro delle camere, di cui nei fatti i decreti decidono l’agenda e i tempi. Questo governo non fa eccezione. Anzi ha imparato in fretta che l’intreccio tra decreti legge e voti di fiducia può trasformare rapidamente i parlamentari in soldatini del voto (a favore, ovviamente), perfino le giravolte politiche e le contraddizioni del governo vengono scaricate sul parlamento, come nel caso della legge di bilancio alla fine del2018, che i parlamentari hanno votato a scatola chiusa, senza poterla leggere e tanto meno modificare. Un uso centralizzato della scelta delle candidature prima delle elezioni e ora la richiesta a raffica di voti di fiducia e di minacce ai dissidenti sta modificando il rapporto tra governo e parlamento. Il governo, secondo Costituzione dovrebbe essere una sede èpolitica di indirizzo e l’esecutore delle decisioni parlamentari. Ora è un mondo capovolto: il governo decide e i parlamentari (della maggioranza) debbono approvare, piaccia o non piaccia, perfino a scatola chiusa.
Nel governo poi c’è un direttorio ristretto, composto da presidente del Consiglio e i due vicepresidenti, che di volta in volta può essere allargato a qualche ministro di maggiore peso come quello dell’Economia, che in verità ultimamente viene strattonato per obbligarlo ad accettare scelte che evidentemente non condivide.

I due vicepresidenti del Consiglio sommano al loro ruolo di riferimento nel governo quello di capi dei rispettivi partiti, che gestiscono in modo assolutamente centralizzato e autoritario. Così il gioco è fatto: un gruppo ristretto decide le scelte del governo e il governo impone le sue decisioni al parlamento a cascata.

La democrazia parlamentare disegnata nella nostra Costituzione con questa prassi è destinata a cambiare in modo sostanziale. Poi ci si meraviglia se i parlamentari svolgono un ruolo non adeguato alle aspettative: è esattamente quello che si vuole.
Del resto una democrazia in cui il parlamentare è autonomo, pensante e usa i poteri che gli attribuisce la Costituzione opera in dialettica con il governo che ha un compito più impegnativo ma diverso e questo è il sale della democrazia.

D’altro canto non è casuale che ci sia anche insofferenza verso l’autonomia della magistratura, che si vorrebbe prona all’affermazione che prendere voti dovrebbe rendere intoccabile chi ha responsabilità politiche.

La riduzione del numero dei parlamentari dovrebbe essere parte di una visione alta del funzionamento della democrazia, invece è motivata con il risparmio dei loro stipendi, punto. Questo non vuol dire che non ci possano essere revisioni del numero, ma dovrebbero essere motivate con ragioni di fondo sul funzionamento della democrazia di cui il parlamento è nella nostra Costituzione un asse portante.

Inoltre pochi hanno notato che alla proposta di ridurre il numero dei parlamentari con la sola motivazione di risparmiare è abbinata una legge che vuole rendere eterna l’attuale legge elettorale (rosatellum) che sottrae di fatto agli elettori la possibilità di decidere i loro rappresentanti, perchè se voti il partito ti prendi il parlamentare che a sua volta si porta dietro altri parlamentari e tutti i nomi sono decisi dal capo del partito.

Rodotà anni or sono aveva ipotizzato che si potesse arrivare ad avere la sola Camera dei deputati, purchè fosse eletta con legge proporzionale e garantendo la possibilità agli elettori di scegliere i loro rappresentanti direttamente. E’ una visione che portava a ridurre il numero dei parlamentari di un terzo, ma in un quadro di allargamento della democrazia e di stabilizzazione del rapporto tra parlamento, governo ed elettori.

Ci possono essere altre proposte con cui affrontare i problemi, ma non si può ridurre nel modo oggi proposto il numero dei deputati e dei senatori rendendo il parlamento definitivamente subalterno al governo e non in grado di svolgere il ruolo previsto dalla Costituzione. Per di più resta l’eco delle dichiarazioni che hanno sostenuto che il ruolo del parlamento sarebbe in esaurimento. Così è bene non dimenticare che nel programma del centro destra c’è l’elezione diretta del presidente della Repubblica, cioè il presidenzialismo, che sarebbe un capovolgimento della Costituzione nata dalla Resistenza.

Il nostro paese deve affrontare serie emergenze ma anche il sistema di regole democratiche definito dalla Costituzione lo è, perchè le scelte istituzionali delineano il quadro in cui si decidono le soluzioni. La camicia di forza di pochi capi che decidono tutto è troppo stretta per funzionare.

La Camera tra non molto dovrà decidere se confermare la riduzione dei parlamentari nella versione banalizzante decisa dal Senato e di rendere eterno il rosatellum. E’ sperabile che la Camera cambi il testo e colga l’occasione per riaprire la discussione sul ruolo del parlamento. Se invece approverà il testo così com’è almeno il parlamento eviti un’approvazione con i 2/3 che sarebbe tale da impedire che i cittadini possano chiedere il referendum costituzionale e votare.
Alfiero Grandi

03 – ROMA, GRETA OSPITE DEL SENATO . Alla vigilia del secondo Global Strike for Future, lo sciopero mondiale per il clima che la vedrà protagonista a Roma, la giovane svedese Greta Thunberg, diventata simbolo della lotta ai
cambiamenti climatici, parla al Senato italiano: “Noi continuiamo a parlare di economia circolare e di riportare la natura al loro ciclo naturale e voi ci guardate senza capire, non ascoltate”, ha detto la giovane attivista durante un convegno.

04 – SCHIRÒ E UNGARO (PD) – DAL 2019 AUMENTA L’ETÀ PENSIONABILE ANCHE PER I RESIDENTI ALL’ESTERO
Cerchiamo di capire – anche a seguito delle novità introdotte dall’ultima legge di Bilancio – quali sono per il 2019 le nuove regole per il pensionamento di vecchiaia e anticipato dei nostri connazionali residenti all’estero (si tratta delle prestazioni maggiormente erogate all’estero).
È noto che i lavoratori emigrati all’estero possono perfezionare il diritto ad una prestazione pensionistica italiana anche se hanno versato solo pochi contributi in Italia ma vivono in un Paese con il quale l’Italia ha stipulato una convenzione bilaterale o multilaterale (è il caso dei Regolamenti comunitari) di sicurezza sociale. Il diritto ad una pensione italiana può essere maturato sommando i contributi versati in Italia con quelli versati nel Paese (o nei Paesi) dove si vive (o si è vissuto) in modo tale da raggiungere il minimo contributivo previsto dalla legislazione italiana per le varie prestazioni (vecchiaia, anzianità, inabilità, invalidità).

Premesso ciò, vediamo quale è per il 2019 l’età pensionabile in Italia e quali sono i requisiti minimi contributivi perfezionabili con la totalizzazione dei contributi.

Nel 2019 per i soggetti (sia uomini che donne) in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, praticamente quindi la “vecchia” emigrazione, sono necessari 67 anni di età in presenza di un’anzianità contributiva minima pari a 20 anni, perfezionabile tramite la totalizzazione dei contributi esteri. L’età pensionabile di vecchiaia è quindi aumentata di cinque mesi visto che l’anno scorso era di 66 anni e 7 mesi.

È bene ricordare che come per i residenti in Italia anche per quelli residenti all’estero per ricevere la pensione è richiesta la cessazione del rapporto di lavoro dipendente; non è, invece, richiesta la cessazione dell’attività svolta in qualità di lavoratore autonomo.

Nel 2019 per i soggetti in possesso di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 per richiedere invece la pensione anticipata (anzianità), sulla base di quanto previsto dal Decreto Reddito di cittadinanza, gli uomini e le donne, a prescindere dall’età anagrafica, devono far valere rispettivamente 42 anni e 10 mesi di contribuzione e 41 anni e 10 mesi di contribuzione: tuttavia il Governo ha deciso che la decorrenza scatterà solo tre mesi dopo il perfezionamento dei requisiti (ricordiamo che anche ai fini del diritto alla pensione anticipata è possibile totalizzare i contributi versati in Italia a quelli versati all’estero in Paesi convenzionati).
Giova ricordare che per tutti coloro i quali hanno versato i contributi a partire dal 1996 vigono regole diverse sia per l’età che per l’anzianità contributiva.
Rammentiamo altresì che l’importo del trattamento minimo passa nel 2019 da 507 a 513 euro mensili e che anche per le pensioni erogate all’estero di importo inferiore a 1.522 euro mensili l’aumento per il costo della vita per l’anno 2019 è stato determinato in misura pari a + 1,1%.
Infine giova ricordare che a determinate condizioni anche i residenti all’estero possono usufruire della normativa introdotta dal Decreto sul Reddito di cittadinanza che ha stabilito la possibilità di andare in pensione con il sistema “Quota 100” (62 anni di età 38 anni di contribuzione) e ha prorogato “Opzione donna” (pensione anticipata con 35 anni di contributi per le donne nate in specifici anni). Lo stesso Decreto ha tuttavia vincolato alla residenza in Italia il diritto al Reddito e alla Pensione di cittadinanza che non sono quindi esportabili all’estero.
Angela Schirò e Massimo Ungaro (I deputati PD – Europa)

05 – IL CASO BOEING È UN RIFLESSO DELL’AMERICA DI TRUMP. BISOGNA CAMBIARE IL RAPPORTO TRA CAPITALISMO E DEOCRAZIA NEGLI STATI UNITI. IL SISTEMA ATTUALE, BASATO SU UNA FILISOFIA ULTRALIBERISTA OSTILE ALLO STATO, UCCIDE LE PERSONE.
l nazionalismo del “PRIMA L’AMERICA”, l’indulgenza verso il libero mercato, il libertarismo di destra e un sistema politico nelle mani delle lobby hanno contribuito a uccidere 356 persone innocenti. Più aumentano le informazioni sui disastri dei Boeing 737 Max 8 in Indonesia ed Etiopia – precipitati a causa di un mal- funzionamento dei sistemi anti-stallo più l’intera faccenda appare incredibile.
Sul banco degli imputati non c’è solo la Boeing, ma le strutture economiche, politiche e normative degli Stati Uniti nel loro complesso. Non basta correggere il sistema che modifica automaticamente la traiettoria dell’aereo e aggiornare il manuale di sicurezza e l’addestramento dei piloti, come ha fatto la Boeing. Bisogna cambiare il rapporto tra capitalismo e democrazia negli Stati Uniti. Il sistema attuale, basato su una filosofia ultraliberista, ostile allo stato e ana regolamentazione, uccide letteralmente le persone.
Questa storia è cominciata nel 2011, quando al salone aeronautico di Parigi la Airbus ha ricevuto ordini per 667 aerei A32oneo, che hanno bassissimi consumi e costi operativi. Anche 1’American Airlines, che fino ad allora era stata indissolubilmente legata alla Boeing, aveva ordinato 130 nuovi Airbus, costretta dal bisogno di competere con le altre compagnie. La Boeing doveva reagire, ma invece di concentrarsi sullo sviluppo di un nuovo aereo che potesse sostenere motori più pesanti dai consumi ridotti, ha preferito montare i nuovi motori su una variante della serie 737. Per progettare un nuovo aereo sarebbero serviti dieci anni di lavoro ed enormi investimenti. L’azienda però non poteva aspettare, perché doveva evitare che le sue azioni perdessero valore. Cosi è nato il Max 8, entrato in servizio nel 2017. Il difetto tecnico dell’aeromobile era palese. I motori più pesanti sbilanciavano l’asse trasversale dell’aereo. Per questo motivo la Boeing ha piazzato sulla parte frontale un sensore capace di rilevare i cambiamenti nell’asse e modificare l’assetto delle ali per mantenere stabile il velivolo. Non era una cattiva idea, ma per farla funzionare erano indispensabili un’affidabilità totale e una soluzione che permettesse ai piloti di aggirare il sistema automatico in caso di necessità.
Una soluzione così arbitraria avrebbe dovuto essere sottoposta a un approfondito processo di verifica da parte di un ente esterno. Così non è stato. Per decenni il sistema normativo degli Stati Uniti è stato minato dalla tesi ultraliberista secondo cui il governo
è sempre inefficiente e ha sempre torto, le tasse sono un attentato alle libertà individuali e le regole ostacolano il dinamismo del settore privato. L’Autorità federale per l’aviazione (Faa) ha una buona reputazione, ma negli ultimi dieci anni aveva sofferto a causa dei tagli al bilancio e della guerra dei repubblicani alle agenzie federali. Prima dei disastri, Trump aveva dichiarato di voler privatizzare l’Faa.
Per evitare la paralisi, l’Faa è stata costretta a delegare la regolamentazione alle compagnie aeree e ai produttori. In sostanza ha chiesto alla volpe di fare la guardia al pollaio. Così la Boeing ha deciso che il Max 8 non aveva bisogno di una certificazione, una decisione che non è stata contestata dall’Faa. L’azienda ha gestito gli aspetti legati alla sicurezza senza alcun controllo indipendente e ha messo sul mercato il Max 8 come parte della famiglia 737 invece che come un aereo dalle caratteristiche diverse. Per gestire un malfunzionamento del sistema i piloti avrebbero avuto bisogno di un addestramento speciale, che non è stato fornito né proposto.
Dopo il primo disastro aereo, la Boeing non ha fermato tutti i Max 8 e l’Faa è rimasta con le mani in mano. In gioco c’erano il prestigio degli Stati Uniti e gli interessi commerciali dell’azienda. È significativo che dopo il secondo disastro gli Stati Uniti siano stati l’ultimo paese a imporre il blocco dei Max 8. Del resto la Boeing è una delle principali finanziatrici del Partito repubblicano e di quello democratico. Per ottenere ricchi contratti militari, l’appoggio del governo nella guerra commerciale con la Airbus e norme favorevoli servono grandi quantità di denaro. Sulla sicurezza, però, questo sistema ha fatto fiasco.
Ora la Boeing deve affrontare una crisi esistenziale. Il pensiero ultraliberista che ha sfruttato per anni ha minato la sua reputazione e ha innescato una reazione contro gli eccessi delle grandi aziende. La tesi che domina fin dagli anni ottanta, secondo cui il mercato è in grado di regolare i monopoli, si sta rivelando sbagliata. Aziende come Amazon, Facebook e Boeing devono essere controllate da istituzioni indipendenti. Molti pensano che sarà quasi impossibile evitare la rielezione di Trump, ma non tengono conto del fatto che negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per gli abusi delle grandi aziende. C’è una frase che si sente dire sempre più spesso. “Quando il Max 8 tornerà in servizio, per i primi 300 voli di prova facciamo salire a bordo anche Trump”. Per il momento, gli altri faranno meglio a evitarli.
( di WILL HUTTON è un giornalista britannico. Ha diretto il settimanale The Observer, di cui oggi è columnist. In Italia ha pubblicato II drago dai piedi d’argilla. La Cina e l’Occidente nel XXI secolo).

06 – Schirò (PD): Positive le dichiarazioni della Ministra Giulia Grillo in materia di test HIV per i minori. Ora dalle parole si passi ai fatti.
Esprimo soddisfazione per le parole della Ministra della Salute, Giulia Grillo, che ha annunciato il consenso del Garante per l’adolescenza all’introduzione di modifiche normative volte a permettere il test HIV ai minori senza autorizzazione dei genitori, sottolineando che lo strumento è già pronto e che si è in attesa di inserirlo nel primo veicolo normativo utile.
Sulla questione, lo scorso mese di ottobre, ho presentato un’interrogazione per chiedere che venissero approvate urgentemente tali modifiche normative, anche in considerazione delle preoccupazioni di esperti e dell’Istituto superiore di sanità circa la situazione degli adolescenti italiani che non ricorrono al test dell’HIV in modo tempestivo proprio a causa delle restrizioni di legge relative ai limiti di età. La richiesta di modifica normativa, adottata con successo in numerosi paesi europei, è stata peraltro raccomandata dal «Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS» (Pnaids/Hiv), di cui l’Italia si è dotata già da tempo, e dalla Rete europea dei Garanti per l’infanzia e l’adolescenza (ENOC), di cui anche il nostro Paese fa parte.

Rimuovere le barriere che ostacolano l’accesso al test dei minori e, nel contempo, mettere in campo tutti gli strumenti necessari per promuovere un’adeguata informazione su Hiv, Aids e malattie sessualmente trasmissibili significa proteggere la salute dei nostri giovani e consentire, quando necessario, l’accesso tempestivo alle cure. Mi auguro che all’annuncio del Ministro seguano ora fatti concreti.
On. Angela Schirò
Camera dei Deputati

07 – L’ON. LA MARCA A TORONTO PER LA COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DELL’AMIANTO E A LONDON PER IL 119ESIMO ANNIVERSARIO DEL CLUB MARCONI
Dopo l’intenso fine settimana a Boston (USA), l’On. Francesca La Marca ha affrontato un weekend non meno impegnativo in Canada, in Ontario, dove ha partecipato a diverse manifestazioni svoltesi nell’ambito della comunità italiana.

Venerdì 12 aprile, la parlamentare è intervenuta all’incontro organizzato a Toronto, presso Villa Charities, dal Comitato promotore del progetto “Amianto-Italia-Canada-Asbestos” guidato da Alec Farquhar, promosso e sostenuto dall’ Italian Fallen Workers Memorial, per commemorare le vittime dell’amianto in Italia e in Canada.

L’incontro è stato aperto da Marino Toppan, Presidente del Comitato dell’Italian Fallen Workers Memorial, che ha dato il benvenuto ai numerosi ospiti convenuti. Presente anche una delegazione di Casale Monferrato, guidata dal Vice Sindaco, la città universalmente considerata la “capitale della lotta all’amianto” in virtù di un impegno che risale alla fine degli anni Ottanta dello scorso secolo.

All’iniziativa hanno partecipato anche il Ministro federale della cittadinanza canadese Ahmed Hussen, il Sindaco di Toronto, John Tory, alcuni parlamentari italo-canadesi, l’Ambasciatore d’Italia Claudio Taffuri, il Console di Toronto, Eugenio Sgrò, e il COMITES.

Nel suo intervento, La Marca ha sottolineato come “la visita di una delegazione proveniente da una città storicamente all’avanguardia nella lotta all’amianto è non soltanto un evento obiettivamente importante, ma anche un concreto contributo di conoscenza ed esperienza in questo delicato campo per un Paese come il Canada. La giornata di oggi riflette le sagge parole di uno dei protagonisti del movimento antiamianto di Casale: ‘L’importante è conoscere per avere la forza di combattere’. Questo vale per tutti noi. Perciò non dobbiamo desistere e dobbiamo continuare a lottare per ciò che è giusto, imparando anche dagli errori commessi nel passato”.

Sabato 13, la parlamentare ha poi partecipato alla Festa per il 119esimo anniversario dell’associazione italiana presumibilmente più antica di tutto il Canada, il “Marconi Club of London”, invitata dal Presidente dell’associazione, Joe Orsini, e dal Vice console onorario di London, Joe Raffa, entrambi presenti, assieme al Sindaco di London, Ed Holder.

Anche in questa occasione La Marca è intervenuta affermando che “come la maggior parte della nostra emigrazione nel mondo, anche gli italiani di London hanno lavorato duramente e affrontato difficoltà e talvolta discriminazioni con orgoglio, perseveranza e dedizione. Il loro impegno è stato ripagato nel tempo dal rispetto della società d’accoglienza. Una comunità che si è emancipata, dai lavoratori di ieri ai professionisti, ricercatori e accademici di oggi”.

“Senza annoiarvi con l’elenco delle mie iniziative parlamentari – ha proseguito la parlamentare – voglio solo rendervi noto che di recente ho presentato alla Camera una mozione sul contributo che attraverso specifici progetti gli italiani nel mondo possono dare alla ripresa del Mezzogiorno d’Italia, in considerazione del valore strategico dello sviluppo di questa area e del gran numero di meridionali emigrati, che tuttavia conservano ancora rapporti vivi con i luoghi di origine”.

Domenica 14, infine, sul campus della “Western University” a London, Ontario, La Marca è intervenuta in diretta radio nel programma settimanale della domenica in lingua italiana sulla sua attività parlamentare.
On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D.
Circoscrizione Estero, Ripartizione Nord e Centro America

08 – Questa settimana. I dati sono un ottimo modo per analizzare fenomeni, raccontare storie e valutare le politiche.
– 1 SU 2 DECRETO DEL GOVERNO HA NECESSITATO DELLA FIDUCIA PER COMPLETARE L’ITER. Per la metà dei decreti approvati da inizio legislatura, l’esecutivo è stato “costretto” ad utilizzare la fiducia, forzando la mano del dibattito, velocizzando la trattazione in aula e serrando i ranghi della maggioranza. È successo anche a marzo con il decreto reddito di cittadinanza-quota 100. Vedi tutti i numeri
– 1° MOZIONE DI SFIDUCIA AD UN MINISTRO DA INIZIO LEGISLATURA. Sia Partito democratico che Forza Italia hanno depositato una mozione contro il ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli. Entrambe le votazioni hanno avuto esito negativo, come d’altronde avviene praticamente sempre. In un solo caso nella storia repubblicana un ministro è stato sfiduciato. Come si sfiducia un ministro
– +48% ,DI VOTI PER IL GOVERNO SUI PROVVEDIMENTI TARGATI LEGA, RISPETTO A QUELLI M5S. Nelle votazioni a sostegno di testi voluti dalla Lega, o di suoi ministri, vedi l’autorizzazione a procedere nei confronti di Salvini, i numeri della maggioranza tendono a crescere del 48%. Questo grazie a Forza Italia e Fratelli d’Italia, che spesso non fanno mancare il loro appoggio al vecchio alleato delle ultime elezioni politiche. Vedi il dettaglio della variazione
– 7,97% , DELLE INTERROGAZIONI A RISPOSTA SCRITTA HA OTTENUTO RISPOSTA. Rispetto ai governi Letta, Renzi e Gentiloni, l’attuale esecutivo sta registrando percentuali considerevolmente più basse. Di gran lunga sotto la media, e quasi la metà di quanto fatto dal governo Letta, esecutivo più simile per durata e caratteristiche. Vedi il confronto con i governi precedenti
– 3, SENATRICI RIBELLI NEL MOVIMENTO 5 STELLE. Anche a marzo, soprattutto sui provvedimenti proposti dalla Lega, come la riforma della legittima difesa, 3 senatrici del M5s hanno mostrato il loro dissenso non partecipando al voto: Fattori, La Mura e Nugnes. Parlando del senato, dove il margine del governo è molto risicato, la stabilità dell’esecutivo sarà certamente da monitorare nel prossimo mese. Leggi l’analisi completa.

09 – DUE DOMANDE SEMPLICI ALLE SINISTRE. ELEZIONI EUROPEE. IL PD DI NICOLA ZINGARETTI È DISPOSTO A FARE PROPRIE, A PORTARE NELLE PIAZZE, LE PAROLE DEL MANIFESTO ELETTORALE DEL PARTITO DEL SOCIALISMO EUROPEO? di Gian Giacomo Migone
Questa volta, con le elezioni del Parlamento europeo, ciascuna elettrice, ciascun elettore si trova di fronte ad un bivio: se imboccare una strada che porta all’affermazione continentale del liberismo, travestito di austerità, che fomenta la guerra tra i più deboli, attraverso un’alleanza inedita tra popolari e razzisti, trasformando il continente in terreno di caccia tra Stati Uniti, Russia, Cina. O se percorrere quella di un’Europa, che può soltanto diventare più unita e più forte se rappresenta i molti deprivati di mezzi e di diritti. La sinistra italiana, nelle sue diverse sfumature, per corrispondere a questo bisogno diffuso, quali chiarimenti dovrebbe offrire, a meno di due mesi dalla scadenza?

Cominciamo dagli obiettivi. Il manifesto elettorale del partito del socialismo europeo, a cui il Pd appartiene, si apre con queste parole (la traduzione dall’inglese è mia perché – guarda caso – la versione completa in italiano è difficilissima da trovare):

«L’Unione Europea deve servire meglio il suo popolo. Le elezioni di maggio 2019 sono la nostra opportunità per cambiare l’Unione europea e costruire un’Europa più giusta. Le nostre società tuttora sopportano i costi della crisi economica del 2008. Abbiamo sfide urgenti cui fare fronte. L’Europa deve superare l’ineguaglianza, battersi per una giustizia fiscale, fare fronte alle minacce dei mutamenti climatici, contenere la rivoluzione digitale, assicurare un’equa trasformazione agricola, gestire meglio le migrazioni, e garantire la sicurezza di tutti gli Europei. L’Europa richiede un cambiamento di guida e indirizzo politico, relegando al passato i modelli conservatori e neoliberali dominanti, puntando su posti di lavoro di qualità per il suo popolo, un ambiente sano, sicurezza sociale e un modello economico che affronti l’ineguaglianza e i costi della vita attuali. Lo status quo non è un opzione. Un mutamento radicale è necessario per costruire un progetto per un futuro in cui tutti gli Europei possano credere».

Parole chiare, paradossalmente ispirate agli europeisti della sinistra britannica che hanno scelto come parola d’ordine: «Per un’altra Europa». Il Pd di Nicola Zingaretti è disposto a farle proprie, a portarle nelle piazze, a tradurle in opposizione a questo governo e a coloro che, puntando alle politiche, vogliono insediare un governo Salvini, o preferisce abbandonarle nei meandri di internet, continuando ad inseguire quelli che dovrebbero essere i suoi avversari politici? E i suoi candidati, Calenda compreso? La domanda non è retorica, perché l’ambiguità è reale.

Seconda domanda, rivolta alla c.d. sinistra radicale – altro paradosso – più in sintonia con il manifesto del Pse: è capace di produrre una proposta elettorale unitaria tra le sue componenti, che non rappresenti una mera contrapposizione al Pd – con cui dovrà allearsi a livello europeo – o, peggio, una dispersione di voti (la soglia, come noto, è al 4%; ben oltre quanto conseguito da LeU, il 4 marzo)? È capace di fondere in un’alleanza verdi e sinistra almeno a parole?

Poiché è alto il rischio che al silenzio politico e programmatico della sinistra italiana, nelle sue diverse articolazioni, seguano delle semplici liste di candidati, l’elettorato in attesa potrebbe formulare due semplici richieste.

1) Che ciascuno di essi renda pubblico qualsiasi finanziamento elettorale superiore ai 1000 euro. E, per favore, che nessuno accampi la c.d. privacy per sottrarsi ad una regola che i democratici statunitensi stanno già mettendo in pratica!

2) Che ciascun candidato dichiari le proprie appartenenze associative, quali che esse siano, come elemento di giudizio a disposizione dell’elettore.
Posso sbagliarmi, ma credo che molti di noi elettori, orfani di partito, sceglieremo sulla base delle risposte a questi o simili interrogativi e conseguenti richieste.

10 – BREXIT, IL COMPROMESSO SUL COMPROMESSO, NUOVO RINVIO AL 31 OTTOBRE. Si rischia di essere ripetitivi, ma tant’è. Anche l’agenda europea della scorsa settimana è stata dominata dalla Brexit, l’interminabile processo di divorzio di Londra dalla Unione europea. Il governo di Theresa May chiedeva una proroga breve rispetto alla scadenza del 12 aprile, facendo slittare la deadline al 30 giugno. È stato accontentato a metà.

Nella notte tra il 10 e l’11 aprile, il Consiglio europeo è uscito da un vertice-fiume di otto ore con l’ennesimo compromesso: una «flexestension», un’estensione flessibile che consentirà a Londra di cercare la ratifica del parlamento all’accordo di divorzio fino al 31 ottobre. Se Downing street incassa l’ok prima di quella data, può avviarsi all’uscita. Se il via libera tarda ad arrivare, dopo le tre bocciature negli ultimi mesi, si tornerà a parlare dei vari scenari che hanno inquietato l’opinione pubblica fino ad oggi: dalla Brexit no-deal a un nuovo rinvio, con il rischio – Emmanuel Macron dixit – di «inquinare i lavori comunitari».

APPROFONDIMENTO/Perché Macron è così intransigente sulla Brexit
La data del 31 ottobre non è casuale. Londra potrebbe essere comunque chiamata a indire elezioni europee, scompaginando gli equilibri politici dell’Eurocamera. Ma un’uscita prima di novembre eviterebbe il rischio di far entrare il Regno Unito nella Commissione europea, esponendo i lavori del braccio esecutivo della Ue al «cavallo di Troia» di una presenza britannica nell’istituzione che dovrà decidere anche sui futuri rapporti fra Londra e Bruxelles.

STORIE DA BRUXELLES (E NON SOLO)
1) L’EUROPA NELLA MORSA FRA STATI UNITI… Qual è il futuro della Ue nel commercio globale? Qualche indizio è arrivato negli ultimi giorni, anche se gli scenari non sono dei più entusiasmanti. Anzi. Da un lato gli Stati Uniti di Donald Trump, decisi a proseguire la propria guerra di dazi contro tutti i principali partner commerciali. Non bastasse lo scontro con la Cina, arrivato forse a una fase di distensione, Washington minaccia ora dazi sull’import dall’Europa per un valore di 11 miliardi di euro. La lista dei prodotti colpiti va dagli elicotteri a uso civile a vino e liquori, con un campanello d’allarme per il nostro settore enologico:nella «black list» compare anche il prosecco, prodotto che ha eletto gli States a secondo mercato di sbocco su scala globale.

2)…E L’ASSEDIO DELLA CINA. Dall’altro la Cina, il gigante asiatico che inizia a essere considerato sempre di più alla stregua di un concorrente per l’economia europea. Il 9 aprile Bruxelles ha ospitatoil 21esimo summit della Ue con Pechino, raggiungendo un’intesa di massima per regolare gli investimenti reciproci fra i due blocchi, con la disponibilità di Pechino a impegnarsi sull’utilizzo di sussidi industriali.
I due partner si sono lasciati concordando un’intesa entro il 2020. Basta a calmare le acque? Certo che no. L’Europa vuole ottenere garanzie maggiori su dossier che scottano, a partire dalle intrusioni informatiche della Cina con il «cavallo di Troia» delle reti 5G: le reti di quinta generazione che veicoleranno le comunicazioni del futuro, accedendo a dati (e informazioni) sensibili sui cittadini europei.
Volete saperne di più? Qui Luca Salvioli spiega in cinque grafici la guerra dei dazi tra Usa, Europa e Cina.

3) INTERNAZIONALE POPULISTA, L’ESORDIO PIATTO DI MILANO. Per essere la forza che «scardinerà l’Europa», la nuova internazionale populista di Matteo Salvini ha scelto un battesimo abbastanza istituzionale. Lunedì 8 aprile il vicepremier ha presentato il suo nuovo soggetto politico all’Hotel Gallia di Milano, un hotel a cinque stelle che si affaccia sulla stazione centrale. La «Alleanza europea dei popoli e delle nazioni», come si chiama la nuova famiglia politica, cerca di raccoglierei vari movimenti nazionalisti che gravitano a destrasia del Partito popolare europeo che dei Conservatori e riformisti. All’incontro di Milano, Salvini era accompagnato da Jörg Meuthen (presidente di Alternativa per la Germania, la forza di ultradestra che ha siede con 94 seggi al Bundestag), Anders Vistisen (presidente della sezione giovanile del Partito del Popolo Danese, un partito di ultradestra che fa da stampella al governo di Copenaghen) e Olli Kotro (in rappresentanza del Partito dei Veri Finlandesi).

4) VOLETE REGOLARE LE BIG TECH? ISPIRATEVI ALLA UE. L’Unione europea si sta imponendo come «trendsetter» nella regolazione dei colossi tecnologici. Ne aveva già scritto il settimanale britannico The Economist, dando atto a Bruxelles del suo ruolo pionieristico nel porre un freno normativo allo strapotere dei giganti digitali. Ora Politico allarga il raggio d’azione, spiegando perché la Ue sta «mostrando i muscoli» alla Silicon Valley.

5) GERMANIA, L’AFD HA QUALCHE PROBLEMA. Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland), il partito di ultradestra tedesco, non sta vivendo una delle sue stagioni più rosee. Dopo il boom alle elezioni federali del 2017, con 91 seggi al parlamento tedesco, il partito sta iniziando a scricchiolare sotto al peso di uno scandalo sui finanziamenti e la concorrenza a destra dell’Unione-cristiano democratica, ravvivata dalla nuova leader Annegret Kramp-Karrenbauer.

6) I POPULISTI FINLANDESI HANNO UN NUOVO NEMICO. IL CLIMA. I Veri finlandesi, sigla di destra di Helsinki, sembrano aver trovato un nuovo cavallo di battaglia. Sempre l’immigrazione? No, il clima. Il partito politico ha trovato terreno fertile nel suo elettorato per battaglie contro l’ambientalismo, liquidato come un fenomeno «per radical chic» e distante dalle esigenze dell’elettorato popolare. La fonte di ispirazione sono i gilet gialli, il movimento di protesta anti-Macron nato da una sollevazione contro il caro benzina.

11 – RICARDO MERLO, SOTTOSEGRETARIO AGLI ESTERI E PRESIDENTE DEL MAIE: “CONTINUA SENZA PAUSE IL LAVORO PER I NOSTRI ITALIANI NEL MONDO, COME GOVERNO VOGLIAMO ESSERE VICINO AI NOSTRI CONNAZIONALI E LO STIAMO FACENDO”
“Inaugurazione nuova sede dell’Ambasciata d’Italia in Bolivia. Una sede più sicura, moderna, efficiente. Continua senza pause il lavoro per i nostri italiani nel mondo, come governo vogliamo essere vicini ai nostri connazionali e lo stiamo facendo. Per noi parlano i fatti. Complimenti all’Ambasciatore Placido Vigo per il suo grande lavoro. Viva l’Italia, viva gli italiani all’estero”. Lo scrive su Facebook il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo, fondatore e presidente del MAIE, postando il video dell’inaugurazione della nuova Ambasciata italiana in Bolivia.

12 – Ricardo Merlo: “Lavorando con determinazione i risultati arrivano”
Sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo: “Rendere la vita migliore ai nostri italiani nel mondo è sicuramente tra le priorità di questo esecutivo”
“Prosegue il processo di digitalizzazione avviato dalla Farnesina nei Consolati italiani nel mondo. Presto, grazie al lavoro che stiamo portando avanti al ministero degli Esteri, insieme all’Amministrazione, assisteremo a cambiamenti a favore dei nostri connazionali. Lavorando, con pazienza, i risultati arrivano”. Lo dichiara in una nota il Sottosegretario agli Esteri, Sen. Ricardo Merlo.
“Proprio oggi Luigi Vignali, Direttore generale per gli italiani all’estero alla Farnesina, in audizione alla Camera dei deputati, ha sottolineato – tra le altre cose – come sia aumentata la produttività nei nostri Consolati, in particolare per ciò che riguarda l’emissione di passaporti”.
“Non solo: entro il 2020 – prosegue Merlo – la rete consolare in Europa dovrebbe essere capace di raccogliere i dati dei connazionali anche da remoto – succede già adesso, in tanti casi, per quello che riguarda i dati biometrici utili al fine del passaporto – e di inviare direttamente a casa del connazionale la carta d’identità elettronica. La sperimentazione inizierà già nelle prossime settimane in tre sedi europee, Vienna, Atene e Nizza”.
“Si tratta senza dubbio di importanti passi avanti che hanno richiesto tanto lavoro e un grande impegno di fondi e risorse. Come governo italiano continuiamo a lavorare per migliorare la qualità di vita nei nostri connazionali e di certo poter rinnovare il passaporto senza doversi recare in consolato oppure ricevere direttamente a domicilio la propria carta d’identità elettronica vuol dire un gran risparmio di tempo e soldi e dunque migliore qualità di vita. Rendere la vita migliore ai nostri italiani nel mondo – conclude il Sottosegretario – è sicuramente tra le priorità di questo esecutivo”.

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