SCHIRÒ (PD) – IL MINISTRO DI MAIO HA FINALMENTE CAPITO: GLI ITALIANI ALL’ESTERO CHE RIENTRANO IN ITALIA DEVONO POTER ACCEDERE AL REDDITO DI CITTADINANZA. ORA ASPETTIAMO LE NORME.

“Sono mesi che affronto la questione del reddito di cittadinanza dalla prospettiva degli italiani residenti all’estero. Sia in Parlamento che fuori. Fin dall’inizio ho denunciato che una delle condizioni dell’accesso al beneficio, quella riguardante la residenza di dieci anni nel Paese, di cui gli ultimi due continuativi, avrebbe automaticamente escluso gli italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE.  Mi sono sempre preoccupata di sottolineare che la misura avrebbe potuto rappresentare per tanti giovani e lavoratori italiani all’estero, costretti a rientrare in Italia, un’opportunità per accedere al percorso di immissione al lavoro e riaprire in questo modo un futuro nel nostro Paese.

La settimana scorsa, nell’ambito della discussione alla Camera del cosiddetto “decretone”, il mio emendamento e il conseguente ordine del giorno, presentati per correggere parzialità e storture del provvedimento, sono stati sistematicamente respinti,  a conferma che non si è trattato di sviste ma di misure perseguite nell’ambito di una visione povera e arida del sistema Italia nel mondo.

Ora, finalmente, il vicepremier e ministro del lavoro Di Maio sembra fare marcia indietro e, da New York, annuncia l’intenzione di introdurre una norma specifica che consenta di non escluderli dal reddito di cittadinanza.

Sono positivamente sorpresa da questo cambio di rotta e vigilerò attentamente affinché queste dichiarazioni non restino solo promesse, ma che si traducano in atti concreti. Servono norme e vanno trovate le risorse economiche necessarie. Staremo a vedere: questo è il ruolo di un’opposizione propositiva e vigile.

Tuttavia, non capisco il riferimento ad una norma specifica per gli italiani all’estero. Non sono cittadini di pieno diritto, come tutti gli altri? Perché non inserirli nel provvedimento base come tutti gli altri cittadini?

La residenza, per la nostra Costituzione, non può essere un elemento di distinzione tra i cittadini o di diminuzione della cittadinanza. Nel provvedimento sul reddito di cittadinanza una norma specifica già c’è, quella della richiesta dei 10 anni di residenza, di cui gli ultimi due continuativi, ma è una norma ad excludendum, non di inclusione.

Di Maio, il governo e la maggioranza hanno avuto l’occasione di emendare il loro eventuale errore. Gliela abbiamo offerta noi con gli emendamenti presentati, tutti scientemente respinti. Di Maio abbia il coraggio e l’onestà di dire le cose come stanno e non sfugga da precise responsabilità. Se poi vuole ripensarci veramente, ha la strada spianata, gliela abbiamo già indicata con i nostri interventi. Pronti dunque a confrontarci.

L’unica cosa che chiediamo e di non prendere in giro gli italiani all’estero e di raccontare magari che questo governo li vuole far tornare in Italia. Tutti gli atti che ha compiuto finora vanno in direzione opposta. Le promesse e le chiacchiere in Italia per i 5Stelle non funzionano più, come i risultati elettorali stanno dimostrando. Tra gli italiani all’estero a dire il vero non hanno funzionato nemmeno prima.”

(on. Angela Schirò)

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