439 CUBA: L’ ONU CHIEDE DI TOGLIERE L’EMBARGO USA

20051111 12:29:00 rod

LA RISOLUZIONE E’ STATA APPROVATA CON 182 VOTI FAVOREVOLI E 4 CONTRARI, APPLAUSO ALLA LETTURA DEL RISULTATO.

New York, 9 nov. – (Adnkronos) –
L’assemblea delle Nazioni Unite chiede di togliere l’embargo a Cuba da parte degli Stati Uniti. La isoluzione e’ stata approvata con 182 voti favorevoli, 4 contrari e una astensione. Le quattro nazioni contrarie sono state Stati Uniti, Israele, Palau e Isole Marshall. Si e’ astenuta la Micronesia. Quattro Paesi non hanno dato un voto: El Salvador, Nicaragua, Iraq e Marocco. Da parte dei
delegati e’ partito l’applauso quando la decisione e’ stata resa nota. La risoluzione, con cui si chiede di togliere l’embargo che dura da 44 anni a Cuba, non ha valore impositivo. L’ambasciatore statunitense presso le
Nazioni Unite, John Bolton, ha dichiarato che la decisione ”manca totalmente di rilevanza”. Ha votato una favore della risoluzione anche il Messico, alleato degli Stati Uniti in America Latina: ”La mia delegazione
rifiuta il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba”, ha detto l’ambasciatore all’Onu, Enrique Berruga Froy.
L’embargo e’ stato imposto dagli Stati Uniti a Cuba nel 1961, quando Fidel Castro era gia’ al potere. (Aba/Zn/Adnkronos)

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ALCUNE RIFLESSIONI DOPO IL VOTO DELL’ONU
CONTRO IL BLOCCO USA A CUBA
di Andrea Genovali Presidente Associazione Puntocritico

Per la quattordicesima volta Cuba ha visto gli Stati Uniti condannati dalle Nazioni Unite per la criminale politica di blocco nei loro confronti. I paesi votanti sono stati 191 e ben 182 hanno votato per la fine immediata
del blocco economico, commerciale e finanziario. 4 paesi hanno votato contro: USA, Israele, Isole Marshal e Palau mentre la sola astenuta è stata la Micronesia. Mentre Salvador, Nicaragua, Iraq e Marocco non hanno
partecipato alla votazione.

Questi i dati essenziali sui quali fare brevi riflessioni.
La prima, è che questa votazione è stata la votazione nella quale il maggior numero di paesi al mondo ha votato per la fine immediata del blocco a Cuba e questo ci pare sia un segnale di assoluta importanza. Naturalmente
questa risoluzione non ha carattere vincolante, anche se ben sappiamo che anche in caso opposto, cioè che fosse vincolante, gli USA non avrebbero mai osservato la risoluzione in quanto contraria ai suoi interessi. Ma questa è la solita storia di arroganza e prepotenza della super potenza imperialista a stelle e strisce e della sua concezione della legalità internazionale di "due pesi e due misure" a seconda dei propri interessi.

Una seconda riflessione da fare riguarda senza dubbio la politica di casa nostra. Di fronte ad un amplissimo spettro di paesi di tutto il mondo uniti per chiedere la fine del blocco a Cuba, fra cui anche il voto del nostro
rappresentante all’ONU, nell’Italia politica e sociale non si parla quasi più del blocco quasi che fosse ormai cosa del passato. Al contrario, invece, continua a infliggere duri costi a Cuba sia sul piano sociale che economico, oltre che essere un atto di assoluta illegalità internazionale che ha importanti effetti extraterritoriali che vanno a ledere anche i diritti di paesi terzi.
Ma il problema assillante per larga parte della politica italiana, e purtroppo anche di larga parte della sinistra, sono altri. Ricorderete tutti la recente polemica contro l’espulsione giusta e motivata dei giornalisti italiani (che volevano stare nel paese con un visto turistico
mentre invece svolgevano il loro lavoro di giornalisti), durante il convegno di una parte della cosiddetta dissidenza cubana all’Avana.
Quell’atto di respingimento, normale per tantissimi paesi che richiedono il visto di entrata corrispondente ai motivi della visita nel paese con gli USA in testa, per Cuba ha rappresentato l’ennesima occasione per essere
violentemente attaccata ed essere additata quale paese in cui i diritti umani e civili non sono osservati. Fortunatamente però i milioni di latinoamericani, e non solo essi, ben conoscono la realtà del subcontinente
americano e sanno benissimo com’è la vita a Cuba e quale sia il livello di giustizia sociale, libertà, solidarietà e l’osservanza dei diritti fondamentali dell’uomo in quel Paese. Per cui traspare anche in questa occasione la faziosità filoamericana di certa stampa nostrana, anche di
tipo progressista, quando si parla di Cuba.

Una terza e conclusiva osservazione. Perché in Italia una parte significativa della sinistra è su posizioni così moderate e troppo spesso ostili a Cuba? Cattiva coscienza? Necessità di far dimenticare il proprio passato e dunque dover essere zelanti portatori di un nuovo verbo? Non lo
so, io credo però che ogni paese e ogni popolo debba avere il diritto di poter liberamente e autonomamente decidere del proprio futuro, della propria forma di Stato. A Cuba non sono violati i diritti civili, né tanto meno quelli umani, ci sono ben altri paesi e gruppi dirigenti che torturano gli oppositori, massacrano i proprio popoli con migliaia di desaparecidos, che falsificano le proprie elezioni, che considerano le ricchezze del paese cosa loro e che pure vengono riconosciuti dall’Occidente come paesi liberi, civili con annesse tutte le solite demagogiche affermazioni di convenienza.

La realtà è che Cuba è ancora un paese che rappresenta concretamente la possibilità di costruire un mondo più giusto, solidale e libero e questo fa paura e rappresenta una "ingiustificabile colpa" agli occhi di un certo
Occidente.

Ma la sinistra italiana non deve farsi abbindolare dalle solite falsificazioni della realtà create ad arte dagli Stati Uniti. Certamente ben sappiamo le diversità, anche profonde e purtroppo non solo su Cuba, che oggi esistono nella sinistra italiana e nell’Unione in generale ma, al di
là di quello che si possa pensare su Cuba e sul suo futuro, oggi vi è una battaglia politica forte, unitaria e la più inclusiva possibile da riprendere nel nostro Paese: lavorare concretamente per indurre la Comunit
internazionale ad imporre agli USA la fine del blocco a Cuba, senza questo atto il parlare in modo critico di Cuba suona solo come un inutile esercizio di retorica a favore del più forte e del più arrogante che guarda caso sono proprio i soliti Stati Uniti.

 

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